Una mela lava l’altra
Punto Informatico, testo di Massimo Mantellini del 06/10/2008 - Disse Leo Brody di Now Public (http://www.nowpublic.com/) tempo fa che “il giornalismo dei cittadini ha più o meno lo stesso senso dell’odontoiatria dei cittadini”. Una metafora certamente efficace: chi di voi sarebbe felice di farsi trapanare un dente dal primo passante incrociato in una mattina qualunque? (…)
Se ne discute in questi giorni negli Stati Uniti dove nella mattinata di venerdì scorso CNN ha pubblicato su Ireport (http://www.ireport.com/) , un esperimento web di Citizen Journalism ideato dal grande sito all news di Atlanta, la notizia di un grave infarto di Steve Jobs. La news è stata postata anonimamente da un utente che risponde al nome di “Johntw”, secondo il quale, in base a notizie in suo possesso, il CEO di Apple era appena stato portato in ospedale con violenti dolori al petto.
E’ bastata questa singola indiscrezione perchè il titolo Apple perdesse in pochi minuti circa il 5% per poi risalire di circa 3 punti quando la notizia è stata smentita da un portavoce della casa di Cupertino.
Ci sono certamente dentisti di tutti i tipi, anche in Italia, ma la discussione sui vizi e le virtù del “citizen journalism”, come tutte le discussioni, ha necessità di transitare prima attraverso una minima definizione dei termini dei quali si sta parlando.
Intanto Ireport di CNN più che una iniziativa di citizen journalism sembra essere uno dei tanti banali tentativi del mondo giornalistico di approfittare a costo zero del crowdsourcing.
Chiunque può registrarsi su Ireport, anche anonimamente, qualsiasi notizia viene pubblicata senza alcun controllo editoriale. (…) Ireport non è altro che una banalissima bacheca online ridipinta con i colori alla moda del web 2.0. Eppure questa evidenza non è bastata per disinnescare le solite barbose polemiche su quanto il giornalismo dei cittadini sia il pericoloso innesco del caos informativo mediato dalla rete Internet.
Ireport cavalca poi una doppia furbizia: da un lato associa CNN ad una qualche nuova modernità informativa. Racconta come l’azienda di Atlanta sia attenta ai nuovi sviluppi della comunicazione di rete e intenda sperimentarne gli effetti. Dall’altro fornisce al palinsesto giornalistico una serie di contributi gratuiti, creati da utenti la cui prima aspirazione è quello di essere citati dal gigante delle breaking news di Atlanta. Tali dati sono citati orgogliosamente sul sito di Ireport: oltre un migliaio di contenuti prodotti dagli utenti (sugli oltre 100.000 complessivi) sono nell’ultimo mese scivolati dentro il palinsesto di CNN. Alcuni potrebbero dire: un bel risparmio!
Lo fanno un po’ tutti anche in Italia da quando la diffusione di strumenti tecnologici di documentazione degli eventi (fotocamere, cellulari con video ecc) consente a chiunque di testimoniare in foto e in video eventi ai quali si assiste. Nella gestione delle emergenze informative per esempio, il contributo dei testimoni e gli strumenti tecnologici legati alla rete Internet hanno oggi un peso informativo predominante rispetto alle vecchie pratiche giornalistiche. (…)
E’ l’ambiguità interessata dei vari soggetti coinvolti che condiziona le discussioni di questi giorni. Da un lato è inevitabile che i rumors di rete si spargano violenti ed incontrollabili da sito web in sito web e determinino conseguenze come quelle osservate nel caso di Ireport. (…) Dall’altro simili eventi vengono ampiamente strumentalizzati dal mondo editoriale ed utilizzati come esempio della indispensabilità di un sistema mediatico controllato. I grandi editori sul web non intendono rassegnarsi all’evidenza di essere ormai solo una parte dell’ambiente informativo senza rappresentarlo quasi interamente come accadeva fino a un decennio fa. Sfruttano insomma ogni occasione per ricordarci i bei tempi andati.
Accanto alle notizie delle fonti giornalistiche si è creata ed è cresciuta in questi anni una fitta selva di altre informazioni che i lettori raggiungono facilmente in luoghi molto eterogenei. (…) E’ insomma tutto più caotico e complicato. Nascono nuovi problemi e nuovi rischi. Ma lo scenario informativo attuale per noi lettori appassionati di notizie è comunque assai più vivo e trasparente di quanto non fosse un decennio fa.
Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico mantellini @ deandreis.it indicando “Simona Petaccia” nell’oggetto.
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INTERNET: Cina sorpassa USA, prima al mondo per utenti
Ansa (Roma), 24 aprile 2008 - Il sorpasso è accaduto in pochi mesi: la Cina ha superato gli Stati Uniti ed è il paese con il maggior numero di utenti di Internet al mondo. Se ne contano 221 milioni, rispetto ai 215 milioni degli Usa, riferisce il ministero dell’informazione cinese sulla base di dati della fine di febbraio e solo dalla fine dello scorso anno gli internauti cinesi sono cresciuti di oltre cinque milioni.
Lo scorso gennaio, uno studio diffuso dal Centro Cinese per le Informazioni su Internet (Cinic), segnalava già 210 milioni di utenti (nel 2005 erano 100 milioni) e prevedeva che il paese, al secondo posto, fosse diretto ‘verso il sorpasso’ degli Usa. E un’ulteriore accelerazione si potrebbe registrare in questi giorni in cui corre lungo la rete la protesta anti-francese. Sono stati proprio i blogger a prendere di mira la Francia e dalle loro tastiere è partito il messaggio ‘boicotta Carrefour’, i supermercati della catena francese, in risposta alle minacce di Parigi di boicottare le olimpiadi di Pechino 2008 e perché, ritengono ancora i blogger, il colosso della grande distribuzione francese appoggia gruppi che vogliono l’indipendenza del Tibet e raccoglie fondi per il Dalai Lama.
Il comunicato del ministero sottolinea però che “nonostante il rapido incremento degli utenti di Internet, se si guarda al rapporto con la popolazione totale, la Cina rimane sotto la media”: nel 2007 la media mondiale era del 19,1% della popolazione, mentre la Cina era ferma al 16%.
Un altro primato, poi, viene messo a segno dalla Cina, quello del numero di pagine web che sono maschere per l’invio di virus. Secondo un recente studio effettuato dai ricercatori di Google le basi di lancio dei siti ‘ostili’ sono soprattutto in Cina (63%) e negli Usa (15%).
Nel Paese la rete rimane comunque sottoposta a una severa censura, nella quale sono impegnati trentamila esperti. Siti ritenuti politicamente pericolosi, come quelli dei dissidenti in esilio e alcuni di quelli dei mezzi d’informazione occidentali, vengono spesso bloccati. Ne rimangono vittima anche i siti più popolari, come l’enciclopedia online Wikipedia che solo da una decina di giorni è parzialmente accessibile alla Cina dopo anni in cui è rimasta completamente oscurata, ma le ricerche su parole ritenute ‘pericolose’, cime “Tibet” e “Taiwan”, continuano a non dare risultati. E, ancora, a intermittenza bloccato Youtube. Ma anche i siti di ong che lavorano per la difesa dei diritti umani, da Amnesty International a Human Rights Watch, fino al sito web della Cnn che la scorsa settimana è risultato inaccessibile dalla Cina dopo che il governo di Pechino aveva protestato formalmente con i dirigenti della rete televisiva americana per le affermazioni del commentatore Jack Cafferty sui cinesi che, ha detto in onda: “sono gli stessi teppisti e disgraziati che erano 50 anni fa” perché “ci avvelenano con i giocattoli al piombo e con il cibo per animali avariato”. Gaffe che potrebbe costare fino a 1,3 miliardi di dollari al network di Atlanta di risarcimenti richiesti da due cittadini cinesi che hanno citato la Cnn.
RP/ S0B ST2 S91 QBXB
Internet ‘.it’ compie vent’anni
Consiglio Nazionale delle Ricerche, 20/12/2007 - Fu il Cnr a depositare il primo dominio nazionale e a far nascere la rete italiana, la quarta in Europa. Ed è ancora l’Iit-Cnr a registrare i domini nel nostro Paese, che nel frattempo sono diventati un milione e mezzo, sesti al mondo per diffusione, e crescono di 20 mila al mese.
A due decenni esatti di distanza dalle prime, pionieristiche ricerche sul sistema dei nomi a dominio, l’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Iit-Cnr) – che assolve fin dalle origini al ruolo di Registro Internet .it – festeggia la nascita dell’‘anagrafe’ italiana della rete, raccogliendo le testimonianze dei ricercatori che hanno fatto la ‘storia’ della rete tricolore. Ricordi e aneddoti di personaggi lontani dai riflettori, ma che hanno fatto scoccare nel nostro Paese la scintilla di una delle più grandi rivoluzioni della storia recente, sono raccolti in un numero monografico di ‘Focus.it’, la newsletter edita dall’Iit.
Il primo collegamento alla rete Internet – il 30 aprile del 1986: da Pisa agli Stati Uniti, passando per il satellite – fu frutto del lavoro dei ricercatori dell’allora neonato Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico (Cnuce). Alla stessa struttura, venti mesi dopo, le autorità americane che regolavano (e regolano ancora) la rete, assegnavano la gestione del Registro dei domini .it in virtù delle competenze tecniche e scientifiche maturate dai suoi esponenti, quarti in ordine di tempo in Europa ad adottare l’Internet protocol.
Il servizio di registrazione (tecnicamente: Registro del ccTLD .it) oggi è gestito dall’Iit-Cnr di Pisa, erede del Cnuce. All’epoca non esisteva ancora il World Wide Web, l’Internet per eccellenza, identificato dalla sigla www.
“Nessuno, tra i ricercatori che allora contribuirono a realizzare la prima infrastruttura di rete e ai quali mi onoro di appartenere, avrebbe mai creduto che quello strano modo di far parlare tra loro computer diversi, sparsi in ogni luogo nel mondo, un giorno avrebbe rappresentato uno dei principali mezzi di comunicazione. E non per gli scienziati, ma per la gente comune”, osserva l’ingegner Enrico Gregori, direttore dell’Iit-Cnr e responsabile del Registro del ccTLD .it. “Se oggi in Italia, e nel resto del mondo, parole come blog, email, Web e domini sono entrate a far parte della vita quotidiana lo si deve soprattutto a quella generazione di ricercatori che, negli anni ‘80, ha saputo guardare al futuro, costruendo mattone su mattone il medium più esplosivo dell’era moderna”.
Oggi che Internet è quasi sempre indicato dalla www, i nomi a dominio attivi in Italia sono quasi un milione e 500mila e crescono al ritmo di circa 20mila al mese. Il ‘boom’ è avvenuto tra il 1999 e il 2000, grazie all’esplosione della ‘new-economy’ e alla modifica delle norme del Registro del ccTLD .it, che consentirono la registrazione dei domini anche ai soggetti senza partita Iva (cui però poteva essere assegnato solo un nome) e dando facoltà alle società di registrarne un numero illimitato. Dall’estate 2004, infine, ciascun cittadino maggiorenne appartenente a un Paese dell’Unione Europea può registrare un numero illimitato di domini .it.
Ma la storia dell’Internet ‘.it’ non si ferma. “Il Registro del ccTLD .it si appresta a mettere in cantiere una nuova, piccola rivoluzione”, conclude l’ing. Gregori: “Il sistema di registrazione in tempo reale, ‘sincrono’, che buona parte degli operatori e gli utenti considerano oggi un volano irrinunciabile per la crescita ulteriore della nostra rete”.
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L’informazione che cambia. Dai quotidiani alla free press a Internet
Ferpi, testo di Elena Fornasier del 29/11/2007 - Guardare ai new media con lo sguardo curioso di chi vuol cogliere nuove opportunità senza dimenticare il prestigio della tradizione.
(…) La rapidità evolutiva della tecnologia non è calcolabile. L’ultima copia del New Tork Times era stimata inizialmente nel 2043, ma oggi si pensa già al 2012, e forse il prossimo anno il termine potrebbe cambiare ancora. Il problema non sono i giornali in sé, e il calo percentuale del numero delle copie non è da attribuire esclusivamente alla crisi della “domanda”. C’è infatti un aumento del desiderio di informazione, il cittadino la chiede, la vuole e la cerca nei canali che sceglie. Il cittadino si trova nella posizione di poter decidere il modo di consumare le informazioni e spesso ne partecipa alla realizzazione stessa.
(…) Cambiano quindi gli scenari, le modalità, non i contenuti. In un contesto che vede un gran numero di mezzi di comunicazione possibili una scelta vincente è stata quella della free press che ha cercato un nuovo posizionamento: quello di uno strumento tradizionale gestito con modalità differenti, con un nuovo modello di business. Un supporto cartaceo gestito con modalità per certi versi tratte dal web. La free press ha saputo comprendere la necessità di incontrare il lettore nei frammenti di tempo interstiziali e da questo ha iniziato il suo percorso evolutivo. Nonostante i numerosi attacchi subiti dalla stampa intesa in senso tradizionale, ha inoltre saputo smentire i pregiudizi sui bassi profili socio economici dei suoi lettori ed ha intercettato anche la fascia dei più giovani, portati al concepire l’informazione in un’ottica di gratuità. (…) Grazie al sistema distributivo ed al modello editoriale, oggi la free press può contare su dati Audipress che certificano una crescita degli investimenti pubblicitari quasi dieci volte maggiore rispetto a quello della stampa tradizionale. E questo richiede sempre maggior qualità. Alla gratuità e disponibilità tipici del web, testate quali Siti, Leggo e Metro aggiungono la connotazione locale e (…) hanno la capacità di interpretare il nuovo citizen journalism mantenendo la fondamentale intermediazione giornalistico-editoriale.
Ma parlare di mezzi di oggi, di ieri e di domani non vuol dire per forza creare antagonismi e lotte intestine nel mondo della comunicazione. Vuol dire anzi avere la capacità di comprendere che modelli di business diversi hanno e avranno funzioni e risultati diversi. A ciò che esiste si può benissimo aggiungere dell’altro senza privarne di valore o ruolo.
(…) In un contesto così eterogeneo il professionista che governa in maniera efficace le relazioni pubbliche è chiamato ad essere camaleontico e a seminare con i mezzi che ritiene più adatti ai singoli contesti. (…)
Relazioni pubbliche e pubblicità, new media e stampa tradizionale: o si cambia o si muore? Quali saranno i nuovi ruoli di giornalisti ed opinionisti? Qual è la percezione di credibilità e autorevolezza attribuita ai cosiddetti new media? A questi spunti (…), una risposta concorde è emersa. Realtà nuove, in continua evoluzione e costruzione non possono ancora competere con brand della stampa che vantano una tradizione più che centenaria. La sfida quindi è aperta per tutti.
Per la new press per crescere nella qualità dei contenuti, per la stampa tradizionale nel non perdere significato di esistere ma accrescere il suo valore aggiunto, per il web in continua e crescente espansione, per la pubblicità chiamata ad esplorare i vari canali che ogni giorno si aprono, ma soprattutto per le relazioni pubbliche. (…) È necessario talvolta affrontare il mondo della comunicazione con maggiore cognizione di causa, con la capacità di creare la giusta sinergia tra i diversi mezzi senza perderne il valore e la valenza. (…)
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Gli italiani preferiscono Internet alla Tv
ITnews, 08/11/2007 - Gli italiani preferiscono Internet alla Tv. Il 57% degli europei accede regolarmente a Internet; in altre parole, 169 milioni di persone frequentano regolarmente l’online nei 10 paesi europei analizzati dallo studio. Lo rivela
Per la prima volta, i giovani tra i 16 e i 24 anni di età accedono a Internet più spesso di quanto guardino la televisione – l’82% di questo gruppo utilizza Internet tra 5 e 7 giorni alla settimana, mentre solo il 77% guarda la televisione con la stessa regolarità (5% meno dell’anno scorso). I giovani tra i 16 e i 24 anni passano 10% del tempo in più navigando su Internet che non sedendo davanti alla TV e quasi la metà di loro (48%) dichiara di guardare meno la TV proprio perché c’è Internet.
Internet è sempre più popolare anche tra gli anziani e tra le donne: sono questi i fattori che hanno determinato la crescita dell’online. Dal 2006, infatti, il numero degli over 55 che usano Internet ogni settimana è aumentato del 12%, mentre il numero delle donne è aumentato dell’8%.
Aumenta anche il tempo che viene passato online: gli utenti europei ci passano ben 11,9 ore alla settimana e circa un terzo (29%), cioè 48 milioni di persone, possono essere considerati “grandi utilizzatori”, in quanto ci passano una media di 16 o più ore alla settimana. In Italia, la percentuale di coloro che possono essere considerati “grandi utilizzatori” è ancora più alta, in quanto raggiunge il 37%.
Tra i giovani si registra il sorpasso dell’online sulla TV, ma l’utilizzo di Internet tallona da vicino il consumo di televisione in tutti i gruppi demografici. (…) Negli ultimi tre anni, però, la percentuale di chi guarda la televisione è rimasta stabile all’86%. (…)
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