Il Comune di Licata dice un ‘quasi no’ all’intitolazione di una via a Enzo Baldoni
SiciliaInformazioni, testo di Giorgio La Rocca e Francesco Pira del 24/10/2008 - Al contrario di Ragusa, il Comune di Licata quasi sicuramente non intitolerà una via al reporter ucciso in Iraq Enzo Baldoni. In una lettera recapitata nelle ultime ore a due associazioni locali, il Dirigente del Comune, Piero Carmina, sostiene che seppure la richiesta sarà portata all’esame della commissione toponomastica dello scorso 17 agosto proveniente dell’Associazione Culturale “La Campana” presieduta dal Prof. Francesco Pira e dal Centro Internazionale Studi “Luigi Sturzo” di Agrigento diretto dal Dottor Giuseppe La Rocca ci sono poche possibilità che l’intitolazione vada a buon fine.
Il dirigente nella lettera fa riferimento alla legge 1188 del 23/06/1927 per la quale all’art.2 “nessuna strada o piazza pubblica può essere denominata a persone che non siano decedute da almeno dieci anni”.
“Ci auguriamo – hanno detto all’unisono Francesco Pira e Giuseppe La Rocca - che una questione così delicata ed importante non sia lasciata soltanto nelle mani del Dottor Carmina che intervengano gli organismi politici anche perchè ricordiamo che l’art. 4 della stessa legge recita “le disposizioni degli articoli 2 e 3, primo comma, non si applicano alle persone delle famiglia reale, né ai caduti in guerra o per la causa nazionale. È inoltre in facoltà del ministro dell’interno di consentire la deroga alle suindicate disposizioni in casi eccezionali, quando si tratti di persone che abbiano benemeritato della nazione”. (…)
Enzo Baldoni pochi giorni fa ha ricevuto il Premio alla carriera e alla memoria Euromediterraneo 2008 ritirato dalla moglie Giusi che proprio in quell’occasione aveva detto che la cosa più brutta che si può fare ad un uomo non è ucciderlo ma dimenticarlo. (…)
Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico mail: direttore @ giornale-lacampana.org indicando “Simona Petaccia” nell’oggetto.
Per leggere il testo completo, clicca qui.
Maurizio Scelli svela i misteri sulla morte di Enzo Baldoni
IMGPress, 31/01/2008 - «Dubito molto che in Iraq, oggi come oggi si possano fare delle inchieste volte ad accertare chi abbia realmente rapito e ucciso Enzo Baldoni e il suo autista Ghareeb, del quale fece molto male a fidarsi e credo che ne sia il principale responsabile al punto di essere stato eliminato in quanto testimone scomodo».
In una intervista rilasciata in esclusiva ad Anna Germoni per IMGPress, è quello che afferma Maurizio Scelli, Commissario Straordinario della Croce Rossa Italiana all’epoca dell’assassinio del giornalista freelance Enzo Baldoni, che fu ucciso il 26 agosto
Per leggere il testo completo, clicca qui.
Enzo Baldoni, il dovere di non dimenticarlo
SPOT AND WEB n.144 del 4 settembre 2007, articolo di Francesco Pira - Qualche giorno fa a Licata ho incontrato Giusy Bonsignore, la moglie di Enzo Baldoni. E’ diventata da poco nonna ed attendeva l’arrivo della nipotina nella casa dei genitori, dove per tante ore ha aspettato di sapere se il commando iracheno avrebbe ucciso il giornalista. Poi la brutta notizia arrivò quel maledetto 26 agosto di tre anni fa.
(…) Oggi tre anni dopo la sua morte è assurdo pensare che nessuno più ha detto nulla alla famiglia. Non si sa se il corpo di quest’uomo tornerà mai in Italia per essere seppellito a Milano o in Umbria, dove era nato o magari a Licata, dove c’era il mare che lui amava guardare.
Con Giusy non ho avuto il coraggio di parlare di Enzo. Ci siamo guardati negli occhi ed abbiamo parlato di altro. Di cose liete. Poi su internet, rientrando dalla ferie, ho letto alcune sue dichiarazioni rese il giorno dell’anniversario.
Con il coraggio e la dignità che l’ha sempre contraddistinta Giusy ha affrermato: “Quando dico che Enzo è stato dimenticato spero di sbagliarmi e che invece ci sia qualcuno che si stia adoperando per ottenere il rientro, perché ritengo doveroso portare le spoglie di mio marito in Italia”. C’è amarezza e rabbia. Perché nessun Ministro, nessun Vice Ministro, nessun Sottosegretario, nessun gran burocrate o ambasciatore si fa sentire con la famiglia di Enzo Baldoni, per dare notizie.
Ha ragione Giusy Bonsignore quando rileva: “Sono passati tre anni e mi sembra che fin dall’inizio questa questione sia stata accantonata. Avrei voluto vedere un intervento più deciso. Anche un solo intervento, ma non ho visto nulla. Ora tutta la famiglia sta aspettando. Io aspetto e mi aspetto, ogni giorno, di sentire qualcuno che mi dica: stiamo facendo qualcosa”.
Chiedersi perché un uomo che per tutta la vita si era messo a disposizione degli altri, aveva fatto giornalismo di denuncia, volontariato, non possa avere una tomba con una sua foto sorridente fa parte dei doveri di chi ci governa.
Non si può non essere d’accordo con la moglie: “Chi potrebbe fare qualcosa ha forse altro da fare e non reputa il recupero della salma di mio marito una cosa importante. Non penso che sia così complicato arrivare a lui dato che abbiamo anche avuto riscontri con il dna positivo. C’è qualcuno che il corpo di Enzo ce l’ha e ha permesso di fare questo riscontro, ma nessuno mi ha più detto nulla”.
Parole pesantissime pronunciate da una persona equilibrata ed offesa.
Oggi la morte di Enzo Baldoni non è più una notizia importante. Così come la restituzione del suo corpo. Non può occupare le prime pagine dei giornali, le aperture dei tg. Ma sicuramente può interessare chi ha il dovere di fare chiarezza fino in fondo. Chi deve dare risposte chiare ad una famiglia che ha pianto in silenzio.
Giusy Bonsignore (…) sono stati zitti zitti in attesa di capire, di un segnale, che purtroppo non è mai arrivato. Perché? Cosa si nasconde dietro questa morte? Perché nessuno parla più di Enzo? Perché tutti coloro che contano si sono dimenticati di lui? Non è giusto e non è possibile. (…) Quanto è accaduto fino ad ora è vergognoso, per tutti noi che gli volevamo bene, e per tutti gli italiani orgoglioso di essere figli di una Nazione che ci protegge e ci tutela. Anche da morti.
Per leggere il testo completo dell’articolo (in formato .PDF), consultare
Enzo Baldoni: esempio per le nuove generazioni
Spoletonline.it, 26 Agosto 2007 - A tre anni dalla sua morte (26 agosto 2004) con queste parole, il capogruppo di Prc-Se Stefano Vinti, rinnova l'invito alle autorità, affinché facciano tutto il possibile per arrivare al ritrovamento del suo corpo martoriato, ed ai sindaci dei comuni umbri, perché intitolino a suo nome una via o una piazza nella propria città.
Così lo stesso Vinti ricorda Enzo Baldoni: "Un giornalista coraggioso che si era recato in Iraq, un paese martoriato dalla guerra per capire e raccontare le sofferenze di un popolo che alla guerra stava pagando un enorme tributo di sangue. Per poterlo fare compiutamente, Enzo Baldoni non si sottrasse ai pericoli nei quali poteva incorrere ed anziché seguire l'esempio di tanti suoi colleghi che parlavano di quel conflitto comodamente seduti nella hall di un hotel a cinque stelle, scelse una strada completamente diversa: il contatto fisico con la gente, le escursioni nei luoghi più colpiti ed esposti, le visite agli ospedali, fra i feriti e gli intrepidi medici ed infermieri che facevano i conti con i pochi mezzi che avevano a disposizione nel tentativo disperato di salvare più vite possibili. Alla fine questa sua generosità e disponibilità l'ha pagata a caro prezzo, ma rimanga ai suoi cari, ai quali rinnoviamo la nostra sincera solidarietà, la consolazione che la sua vita non è stata spesa invano".
FONTE:
http://www.spoletonline.com/index.php?sezione=articolo&azione=leggitutto&id=41998&from=&paginafrom=





Ultimi commenti