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Che c’entra il giornalismo col tg faidate

di Simona Petaccia (10/12/2008 - 22:15)

LaStampa, testo di Mimmo Cándito del 10/12/2008  - Dunque anche i giornali americani franano nei conti in rosso, implodono dentro le loro pagine, erodono la tradizione d’un modello che sembrava eterno. E non è nemmeno detto che sopravvivano fino al 2043, come qualcuno profetizzava. Ma non è un problema soltanto dei giornali, cambia da dentro, in profondo, il modo di fare informazione. Quando gli aerei dei terroristi s’infilarono nella pancia delle Torri, furono le immagini di alcuni filmati «amatoriali» a darci la prima notizia di quel mattino di settembre che stava cambiando il mondo. E furono di nuovo i filmati «amatoriali» che ci raccontarono lo tsunami o ancora, qualche tempo dopo, l’angoscia e la paura di una Londra sconvolta dagli attentati nell’Underground. Il lessico della vecchia cultura mediatica definisce «amatoriali» quelle immagini; ma oggi il loro nome è «citizen journalism». E poiché le parole non sono puri accidenti, la nuova formula apre un percorso che va al di là d’una classificazione di comodo.

Il «giornalismo cittadino» (o, per altri, «giornalismo partecipativo») è sicuramente il prodotto diretto delle nuove tecnologie elettroniche (…) capaci di registrare e riprodurre la realtà senza il passaggio obbligato di una particolare competenza tecnica. (…)

Va detto che quanto s’è visto finora è sconsolante. Ma non è questo che conta, certamente arriverà prima o poi qualcosa di più interessante. No, il problema sta nella presunzione di partenza, quella che definisce «giornalismo» la trasmissione di alcune immagini acchiappate casualmente e poi consegnate al consumo pubblico. Come se un «documento» compendiasse ed esaurisse il lavoro giornalistico. (…)  

Ma nel concetto di «citizen journalism» c’è qualcosa di ben diverso dalla trasmissione di un filmato «amatoriale». C’è il progetto di un passaggio tendenziale del lettore-spettatore da «consumatore passivo» a «corresponsabile attivo»: i massmedia che si aprono ai commenti dei loro utilizzatori, che attivano forum di discussione del loro pubblico con i redattori, che sollecitano il pubblico a farsi fonte d’informazione (i filmati, le telefonate di segnalazione, i documenti offerti etc.), mostrano di voler affrontare senza timori la sfida delle tecnologie. Tuttavia, questa mutazione in corso non può realizzarsi con la cancellazione - o l’emarginazione - dei dati genetici del giornalismo, del suo compito cioè di offrire una credibile capacità di distinzione tra ciò che è «vero» da ciò che è «verosimile». La fascinazione delle nuove tecnologie tende a erodere quella distinzione, e già qualche tempo fa Paul Virilio ammoniva a badar bene che la realtà offerta dai massmedia non crei una «telerealtà», e dunque che - grazie ad una produzione mediatica dove la quantità del consumo (il numero degli spettatori, o i visitatori di un sito, per esempio) ora vale più del contenuto di un messaggio - la democrazia non si trasformi in «telecrazia per cittadini infatilizzati».

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico stampaweb [at] lastampa.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

Per leggere il testo completo, clicca qui.

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Citizen Journalism: Chietiscalo.it, video su barriere architettoniche e parcheggio selvaggio

di Simona Petaccia (14/10/2008 - 20:14)

Video sulle barriere architettoniche e il parcheggio selvaggio, che è stato realizzato dai collaboratori di Chietiscalo.it.

Per visualizzarlo, basta consultare la seguente URL:

http://it.youtube.com/watch?v=GrqWH4KXjVw

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico info @ chietiscalo.it indicando “Simona Petaccia” nell’oggetto.

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Una mela lava l’altra

di Simona Petaccia (06/10/2008 - 23:11)

Punto Informatico, testo di Massimo Mantellini del 06/10/2008 - Disse Leo Brody di Now Public (http://www.nowpublic.com/) tempo fa che “il giornalismo dei cittadini ha più o meno lo stesso senso dell’odontoiatria dei cittadini”. Una metafora certamente efficace: chi di voi sarebbe felice di farsi trapanare un dente dal primo passante incrociato in una mattina qualunque? (…)

Se ne discute in questi giorni negli Stati Uniti dove nella mattinata di venerdì scorso CNN ha pubblicato su Ireport (http://www.ireport.com/) , un esperimento web di Citizen Journalism ideato dal grande sito all news di Atlanta, la notizia di un grave infarto di Steve Jobs. La news è stata postata anonimamente da un utente che risponde al nome di “Johntw”, secondo il quale, in base a notizie in suo possesso, il CEO di Apple era appena stato portato in ospedale con violenti dolori al petto.

E’ bastata questa singola indiscrezione perchè il titolo Apple perdesse in pochi minuti circa il 5% per poi risalire di circa 3 punti quando la notizia è stata smentita da un portavoce della casa di Cupertino.

Ci sono certamente dentisti di tutti i tipi, anche in Italia, ma la discussione sui vizi e le virtù del “citizen journalism”, come tutte le discussioni, ha necessità di transitare prima attraverso una minima definizione dei termini dei quali si sta parlando.

Intanto Ireport di CNN più che una iniziativa di citizen journalism sembra essere uno dei tanti banali tentativi del mondo giornalistico di approfittare a costo zero del crowdsourcing.

Chiunque può registrarsi su Ireport, anche anonimamente, qualsiasi notizia viene pubblicata senza alcun controllo editoriale. (…)  Ireport non è altro che una banalissima bacheca online ridipinta con i colori alla moda del web 2.0. Eppure questa evidenza non è bastata per disinnescare le solite barbose polemiche su quanto il giornalismo dei cittadini sia il pericoloso innesco del caos informativo mediato dalla rete Internet.

Ireport cavalca poi una doppia furbizia: da un lato associa CNN ad una qualche nuova modernità informativa. Racconta come l’azienda di Atlanta sia attenta ai nuovi sviluppi della comunicazione di rete e intenda sperimentarne gli effetti. Dall’altro fornisce al palinsesto giornalistico una serie di contributi gratuiti, creati da utenti la cui prima aspirazione è quello di essere citati dal gigante delle breaking news di Atlanta. Tali dati sono citati orgogliosamente sul sito di Ireport: oltre un migliaio di contenuti prodotti dagli utenti (sugli oltre 100.000 complessivi) sono nell’ultimo mese scivolati dentro il palinsesto di CNN. Alcuni potrebbero dire: un bel risparmio!

Lo fanno un po’ tutti anche in Italia da quando la diffusione di strumenti tecnologici di documentazione degli eventi (fotocamere, cellulari con video ecc) consente a chiunque di testimoniare in foto e in video eventi ai quali si assiste. Nella gestione delle emergenze informative per esempio, il contributo dei testimoni e gli strumenti tecnologici legati alla rete Internet hanno oggi un peso informativo predominante rispetto alle vecchie pratiche giornalistiche. (…)

E’ l’ambiguità interessata dei vari soggetti coinvolti che condiziona le discussioni di questi giorni. Da un lato è inevitabile che i rumors di rete si spargano violenti ed incontrollabili da sito web in sito web e determinino conseguenze come quelle osservate nel caso di Ireport. (…) Dall’altro simili eventi vengono ampiamente strumentalizzati dal mondo editoriale ed utilizzati come esempio della indispensabilità di un sistema mediatico controllato. I grandi editori sul web non intendono rassegnarsi all’evidenza di essere ormai solo una parte dell’ambiente informativo senza rappresentarlo quasi interamente come accadeva fino a un decennio fa. Sfruttano insomma ogni occasione per ricordarci i bei tempi andati.

Accanto alle notizie delle fonti giornalistiche si è creata ed è cresciuta in questi anni una fitta selva di altre informazioni che i lettori raggiungono facilmente in luoghi molto eterogenei. (…) E’ insomma tutto più caotico e complicato. Nascono nuovi problemi e nuovi rischi. Ma lo scenario informativo attuale per noi lettori appassionati di notizie è comunque assai più vivo e trasparente di quanto non fosse un decennio fa.

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico mantellini @ deandreis.it indicando “Simona Petaccia” nell’oggetto.

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