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Se tutti i blogger del mondo si dessero la mano...

di Simona Petaccia (13/11/2008 - 21:41)

Blog di Beppe Grillo, 13/11/2008 - Il disegno di legge ammazzablogger non è figlio di nessuno. (…) Non una voce dei nostri parlamentari (…) si è levata a favore della Rete. Eppure dovrebbe importargli qualcosa. Milioni di italiani ci vivono, la frequentano, discutono e INFORMANO. (…)

I veri giornalisti stanno in Rete (…). La Rete esprime un Paese diverso. (…)

La legge ammazzablogger non va presa alla leggera. Neppure in Cina hanno osato tanto. Se passa, la Rete scompare. Ho letto molti commenti che consigliano di spostare all’estero i blog o di registrarsi con un indirizzo .com, .net o altro, non soggetto alle leggi italiane come il .it. Perché dovremmo farlo? Lo facciano loro, con i loro siti di m..da. (…)

All’inseguimento invece che in fuga. Centinaia di blogger stanno mostrando la faccia, il nome e cognome, il loro indirizzo http con l’iniziativa “FREE BLOGGER”. Sono loro il cambiamento. Non lo fermerete.

“Se tutti i blogger del mondo si dessero la mano...” (…)

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico freeblogger @ beppegrillo.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

Per leggere il testo completo, clicca qui.

 

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Il virus della verità

di Simona Petaccia (26/04/2008 - 15:47)

Blog di Beppe Grillo, 26/04/2008 - Ieri a Torino eravamo in 120.000. Chi era presente lo sa e anche chi può informarsi in Rete.

C’erano tutte le televisioni più importanti del mondo, dalla BBC a Al Jazeera. Loro racconteranno al mondo cosa sta succedendo in Italia. Loro descriveranno il fascismo dell’informazione. Hanno partecipato al V2 day almeno due milioni di persone. Le file ai banchetti erano lunghe il doppio dell’otto settembre. I primi dati delle firme raccolte sono di 450.000 firme. Nella storia repubblicana non è mai successo. Nessuno, nessuno è riuscito a raccogliere un numero simile di firme autenticate in un solo giorno. Non cercate l’informazione nei giornali o nelle televisioni, cercatela in Rete. (…)

(…) L’otto settembre un milione e mezzo di persone ha chiesto, ha gridato di ripulire la cloaca del Parlamento dai condannati. Ha preteso che la politica non fosse una professione, ma un servizio. Che ci fosse un massimo di due legislature. Ho portato 350.000 firme al Senato in un risciò, nelle mani di Franco Marini. Forse sono in cantina, forse le hanno buttate nella raccolta differenziata. (…) I condannati, prescritti, indagati e rinviati a giudizio sono diventati 70. (…) Voi non li avete votati. Non potevate. Non eravate informati. Questa gente non la mettereste neppure a gestire un condominio. Avete fatto una croce, come delle bestie. Senza poter scegliere un candidato. Non siamo più in una democrazia. Le elezioni erano incostituzionali. (…) Li mettono in Parlamento per non farli finire in galera grazie all’immunità parlamentare (…).

Chi non sa non può decidere, non può scegliere. Vive nelle tenebre, nell’oscurità. L’otto settembre l’informazione, che aveva del tutto ignorato il V day, è stata la prima ad attaccarlo. Il potere ha capito che il gioco gli veniva sottratto dalle mani. Il cittadino informato non è controllabile dal potere. E il potere vive grazie al controllo dei media. Le banche, la Confindustria, Mediaset e i Partiti usano le televisioni e i giornali per fare propaganda, assumono i direttori dei giornali come fossero addetti dell’ufficio stampa. I politici senza gli studi televisivi ritornerebbero al nulla dal quale provengono.

L’informazione malata è il virus e i cittadini liberi sono la cura. La Rete è la cura. La libera informazione è la cura. Ci sono quasi 500 piazze in cui si raccolgono le firme in Italia, più di quattrocento città in tutto il Paese da Aosta a Palermo, quaranta città all’estero tra cui New York, Amsterdam, Londra sono collegate. Dobbiamo raccogliere le firme per tre referendum per una libera informazione in un libero Stato. Il 25 aprile ci siamo liberati dal nazifascismo. 63 anni dopo possiamo liberarci dal fascismo dell’informazione, dai suoi padroni e dai suoi servi. E’ più difficile di allora. Non ci sono più fucile contro fucile, bomba a mano contro carro armato. La lotta è tra le coscienze addormentate e la libertà di pensare, tra chi non vuole più volare e chi non può rinunciare al cielo.

Il primo referendum. L’abolizione dell’ordine dei giornalisti creato da Mussolini nel 1925 per controllare la stampa.

L’informazione deve essere libera. L’ordine dei giornalisti limita la libertà di informazione. Chiunque deve poter scrivere senza vincoli se non quelli previsti dalla legge. L’accesso alla professione di giornalista deve essere libero da vincoli burocratici e corporativi. (…)

Il secondo referendum. L’abolizione di un miliardo di euro all’anno di finanziamento pubblico all’editoria.

(…) Loro non vendono i giornali: li stampano. Più ne stampano più prendono contributi. Stiamo disboscando l’Amazzonia per stampare milioni di copie di giornali invenduti. Abbiamo giornalisti che prendono ordini dai Partiti, che non danno alcuna importanza alla verità, al lettore. Dalla fine della seconda guerra mondiale il numero di copie di quotidiani in Italia è rimasto lo stesso, ma ci sono dieci milioni di italiani in più. (…)

Il terzo referendum. La Corte europea di Giustizia ha condannato il regime italiano di assegnazione delle frequenze televisive.

(…) L’Europa, dopo le sentenze del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale ha ordinato all’Italia che le frequenze televisive pubbliche di Rete 4 devono essere assegnate a Europa 7. Se non verrà applicata la sentenza europea pagheremo 300.00 euro al giorno dal primo gennaio 2006. A fine 2008 fanno 330 milioni di euro. (…)

Le concessioni per trasmettere i segnali radiotelevisivi sono nostre, sono dello Stato. Tre su quattro sono state date a un solo soggetto privato. Per questo l’Europa ci condanna. Dov’è il libero mercato? (…) Non si è mai visto uno Stato in cui chi controlla metà dell’informazione possa candidarsi a presidente del Consiglio. Negli Stati Uniti Obama che possiede la CNN, l’ABC e la FOX non potrebbe candidarsi. Non potrebbe neppure esistere. Per qualunque democrazia è inconcepibile. E nessuno di questi direttori di giornali e di televisioni che lo gridi alto e forte. (…)

La RAI non può avere un consiglio di amministrazione e giornalisti nominati dai Partiti. La RAI deve rispondere ai cittadini, deve essere indipendente come la BBC in Inghilterra. Un solo canale senza pubblicità pagato con il canone. Altrimenti, questa RAI di propaganda se la paghino i partiti. (…) Le frequenze radiotelevisive azionali vanno distribuite a diversi soggetti. Nessun privato cittadino deve possedere la maggioranza anche di una sola televisione nazionale.

Il controllo dell’informazione è il nuovo fascismo. Questo è un Paese che non sa nulla di sé stesso. (…)

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FNSI 100 anni: Grillo, il 23 sarà Autofunerale Day

di Simona Petaccia (21/04/2008 - 15:59)

Ansa (Roma), 21 aprile 2008 - “La Fnsi, il sindacato dei giornalisti, ha deciso di anticipare il V2 Day. Il 23 aprile la Fnsi celebrererà a Roma le commemorazioni del suo centenario. In pratica farà l’Autofunerale Day”. È quanto scrive Beppe Grillo sul suo blog in replica al presidente della Fnsi Roberto Natale il quale, riguardo alle celebrazioni del centenario del sindacato, qualche giorno fa aveva detto “che la scelta della data è in parte casuale e in parte no”.

Le celebrazioni si terranno il 23 aprile, proprio a distanza di due giorni dal V2-Day sui temi dell’informazione organizzato da Grillo nelle piazze italiane. “Non abbiamo certo aspettato Grillo - aggiungeva Natale - per porre alcuni problemi e non ci convincono alcune sue risposte. Più che per l’abolizione dell’Ordine, siamo per una riforma radicale. Più che per la cancellazione dei contributi pubblici, siamo convinti che sia necessario ridurre certe clientele: ma non può passare l’idea che ogni euro pubblico sia uno spreco, una ruberia”.

“Insomma - replica Grillo - Natale non ha aspettato il V2 Day per porsi alcuni problemi (quali?) e non lo convincono le mie risposte (e questa è un’affermazione grave, visto che non mi ha fatto nessuna domanda). Natale non vuole abolire l’ordine, ma invece sente l’esigenza di una riforma radicale (quale?). Non vuole ridurre i contributi pubblici da un miliardo di euro all’anno che tengono in vita, ad esempio, Il Foglio e Libero, ma propone di ridurre certe clientele. Ecco, qui casca l’asino, io di clientele non ho mai parlato. Quali sono, caro Natale, queste clientele? Faccia il giornalista con l’occasione del centenario e ci informi”. SN/ S0A QBXB

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AliFrance

di Simona Petaccia (30/12/2007 - 22:53)

Beppegrillo.it, 30/12/07 - (…) Gli ultimi a sapere in Italia sono sempre i giornalisti. Sono specializzati nelle notizie post datate. Le danno quando possono. E possono darle quando ricevono l’ordine di scriverle.

L’Alitalia è fallita da molti anni, almeno una decina. Gli stipendi di hostess e piloti e la buonuscita a Cimoli (che deve restituire!) di milioni di euro le abbiamo pagate noi, con le nostre tasse. E, dopo le tasse, abbiamo avuto anche la beffa di spendere per la tratta Roma /Milano come per andare a New York. (…)

Air France-KLM non sta comprando nulla. Come si possono comprare i debiti? L’Alitalia è in bancarotta. (…)

Per visualizzare un video sul tema registrato durante lo spettacolo beppegrillo.it a Roma il 28/4/2005, clicca qui.

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L’Italia vista dal New York Times

di Simona Petaccia (13/12/2007 - 14:00)

Beppe Grillo, 13 Dicembre 2007 - Il New York Times ha pubblicato oggi un servizio sull’Italia che sta affondando e sul V-day. Sul suo sito sono presenti un lungo articolo, un video e una raccolta di fotografie dal titolo “A life less dolce“ (Una vita meno dolce).

Dall’articolo “In a Funk, Italy sings an Aria of disappointment":

 

«Il modello di vita low-tech (a bassa tecnologia) può ammaliare i turisti, ma l’utilizzo di Internet e del commercio elettronico sono tra i più bassi di Europa, così come gli stipendi, gli investimenti dall’estero e la crescita. Le pensioni, il debito pubblico e il costo dell’amministrazione pubblica sono invece tra i più alti. Gli ultimi dati fanno riferimento una nazione più vecchia e più povera, a tal punto che il suo vescovo più importante ha proposto di incrementare i pacchi cibo per i poveri. Il 70% degli italiani tra i 20 e i 30 anni vive a casa dei genitori, condannato a una adolescenza sempre più lunga e poco produttiva. Molti dei più brillanti, come i più poveri un secolo fa, lasciano l’Italia. Ronald Spogli, l’ambasciatore americano che conosce l’Italia da quaranta anni, avverte che l’Italia rischia una diminuzione del suo ruolo internazionale e delle relazioni con Washington. I migliori amici dell’America sono i business partner e l’Italia non è tra i più importanti. La burocrazia e regole poco chiare hanno portato gli investimenti USA in Italia a soli 16,9 miliardi di dollari nel 2004 mentre in Spagna erano 49,3 miliardi. In Danimarca il 64% delle persone ha fiducia nel Parlamento, in Italia il 36%. Le statistiche indicano che l’11% delle famiglie italiane vive sotto il livello di povertà e che il 15% ha difficoltà ad arrivare a fine mese con il proprio stipendio». (…)

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La legge Levi-Prodi e la fine della Rete

di Simona Petaccia (19/10/2007 - 16:57)

Beppegrillo.it, 19/10/07 - Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet. Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo.

 

La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.

 

I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video. L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete.

 

Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?

 

La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. Il 99% chiuderebbe. Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi , risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.

Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. (…) Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia.

 

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