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Ancora un anno tragico per il giornalismo mondiale: 171 morti tra gli operatori dell’informazione

di Simona Petaccia (02/01/2008 - 10:28)

Articolo 21, EDITORIALE di Paolo Serventi Longhi - Un giornalismo sotto tiro, condizionato, intimidito, minacciato, aggredito. I dati per il 2007, resi noti oggi a Bruxelles dalla Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ), confermano la situazione di assoluta emergenza che la professione, ma anche tutti gli altri lavoratori dell’informazione, sta vivendo nel mondo.

Il dato più significativo, nell’anno appena concluso, parla di 171 morti tra i giornalisti della carta stampata, delle radio e delle televisioni (compresi molti fotoreporter e telecineoperatori), del web e tra i tecnici e gli altri operatori della comunicazione. Una lieve diminuzione rispetto al 2006 quando la Ifj, l’unica organizzazione che raccoglie dati che riguardano tutti i lavoratori dei media, calcolò in 177 il numero degli operatori dell’informazione uccisi, un numero record che ha raddoppiato quasi le morti del 2004.

Per il terzo anno consecutivo le difficoltà di un giornalismo libero e testimone della realtà, che rischia per informare l’opinione pubblica, trovano riscontro in una tragica realtà fatta di brutali omicidi, di violenze di ogni genere, di aggressioni fisiche e morali, di centinaia di colleghi rinchiusi nelle prigioni di mezzo mondo per avere esercitato il diritto-dovere di informare.

È ovvio che il maggior numero di vittime si registra nelle aree del mondo dove sono in corso guerre e crisi violente, e dove la situazione politica resta instabile (…).

Il Presidente della Ifj, il britannico Jim Boumelha, ha (…) chiesto ancora una volta che la comunità internazionale e le istituzioni mondiali, a cominciare dalle Nazioni Unite, condannino con forza e compiano atti concreti contro le mille impunità di cui godono in molti Paesi del mondo i responsabili di violenze e omicidi, spesso generati da un clima di repressione antidemocratica. La risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, nella quale si condannano le violenze nei confronti dei giornalisti, approvata oltre un anno fa, deve trovare applicazione immediata e l’impegno formale dei Governi degli Stati membri.

L’appello della Ifj è stato rilanciato dal Segretario Generale Aidan White che ha denunciato l’inconsistenza e l’assenza di serietà dell’opera di prevenzione e di indagine sui fatti criminosi che riguardano i media da parte di molti governi e poteri pubblici in tutti i continenti. (…) Il nostro mestiere - ha detto White - comporta certamente dei rischi ai quali non possiamo sottrarci, ma vanno costruite le migliori condizioni possibili per la sicurezza e la libertà di informazione, presupposto indispensabile per lo svilupo della democrazia e dei diritti civili in tutti i Paesi.

Ed anche nei Paesi a più alta tradizione democratica, come l’Italia, è sempre più difficile fare informazione senza che i poteri tentino di intimidire o condizionare il giornalismo.

Per leggere il testo completo, clicca qui.

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