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L’Odg chiude le scuole

di Simona Petaccia (31/07/2007 - 12:41)

Opinione.it _ Edizione 164 del 31-07-2007, di Francesco Lener - Tra i tanti atenei che gestiscono le scuole di giornalismo e l'Ordine nazionale c'è da tempo una sorta di strisciante guerra fredda. Nei giorni scorsi, in compenso, la temperatura si è alzata notevolmente. La voce filtrata prima di qualsiasi presa di posizione formale parlava di un imminente stop generale imposto dall'Odg ai nuovi accessi alla professione da parte di giovani formati nelle scuole italiane. Un blocco di almeno un anno, si diceva, per sfoltire un po' l'esercito dei pretendenti giornalisti, enormemente superiore al numero di posti di lavoro realmente a disposizione. Uno stringato comunicato sul sito dell'Odg ha poi chiarito il senso dell'iniziativa.

“Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti – si legge - ha deciso di rivolgere una particolare attenzione alla situazione delle strutture di formazione al giornalismo riconosciute, al fine di valorizzarne gli obiettivi, tenuto conto del ruolo di coordinamento e di vigilanza che l’ordinamento affida al Consiglio stesso. In questa prospettiva il presidente del Consiglio nazionale Lorenzo Del Boca ed il segretario Enzo Iacopino hanno inviato una comunicazione ai responsabili delle Università, ai direttori delle Scuole di giornalismo ed ai presidenti degli Ordini regionali per disdire le convenzioni esistenti e per informarli della necessità di svolgere una verifica comune nel rispetto rigoroso dei principi e dei criteri del nuovo quadro di indirizzi che verrà riformato sulla base delle innovazioni che l’esperienza suggerisce come necessarie, al fine di garantire una sempre migliore formazione e specializzazione professionale. Il Consiglio, infatti, procederà in tempi brevi alla eventuale stipula di nuove convenzioni, solo se i programmi di formazione risponderanno ai principi del quadro di indirizzi”.

Non che il senso della mossa di Del Boca cambi molto rispetto alle anticipazioni: si tratta di un "warning" pesante che mette in piazza tutta la diffidenza tra il mondo dei professori e quello degli organi che rappresentano la professione. Mario Morcellini , preside della facoltà di Scienze della Comunicazione alla Sapienza di Roma, cerca di fare un'analisi obiettiva della situazione: “Bisogna evitare gli estremismi. I giornalisti in genere attaccano i professori, colpevoli di puntare su troppi saperi teorici e poca pratica, mentre noi pensiamo che senza una base solida difficilmente si possa diventare buoni professionisti. Nello specifico, se si farà un'analisi a tutto campo dei programmi di formazione in maniera corretta, senza lobbismi, l'anno sabbatico potrà fare solo bene, ma se l'Ordine pretende di fare tutto da solo sbaglierebbe. Sarebbe come affidare il controllo sui medicinali in commercio alle case farmaceutiche”.

L'impressione, a proposito di lobbismi, è che per tutta risposta dalle università ora si stia cercando di cavalcare il crescente malcontento sugli ordini professionali per puntare dritti all'abolizione dell'Odg. “Ci sono due atteggiamenti prevalenti da parte dei professori – spiega Morcellini - il primo è un certo fastidio legato al fatto che l'Ordine pensa di fare dei master universitari impartendo direttamente le proprie disposizioni. Ora, è sacrosanto che ci sia parità e non che ci sia supremazia di qualcuno sugli altri. D'altra parte, c'è anche un limite culturale nell'atteggiamento di alcuni rettori, ma più in generale dei professori: quello di pensare che l'università possa gestire da sola la formazione. Questo è un errore catastrofico, determinato anche dalla scarsa attenzione del ministero su questo tema, questione che ritengo si debba sollevare esplicitamente”. Il rimedio, inevitabilmente, è quello di unire le forze: “Io ritengo che la soluzione di tutto sarebbe nella costituzione di un tavolo nazionale di concertazione in cui ci siano sia accademici, sia rappresentanti dell'Ordine, sia, magari, rappresentanti dei giovani che sono usciti dalle scuole di formazione negli anni passati”.

L'idea di una frenata temporanea alla “fabbrica di giornalisti” potrebbe, d'altra parte, non essere così drammatica. “Non è una tragedia – secondo Morcellini - a condizione che sia vero che questo avviene per fare una grande inchiesta sulla formazione al giornalismo. Ma bisogna anche domandarsi a chi serve bloccare la formazione universitaria, perché non vorrei che fosse ancora una volta una difesa degli interessi costituiti, e che la lottizzazione e il familismo, che in Italia hanno portato al fatto che il 20% dei giornalisti è figlio di altri giornalisti, riprendano il sopravvento. Questo sarebbe ancora più medievale che le attuali scuole”. 

FONTE: http://www.opinione.it/pages.php?dir=naz&act=art&edi=164&id_art=5114&aa=2007

Tag: OdgOpinione.itscuoledigiornalismo

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