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Posta Elettronica Certificata: Il Mediatore Europeo protocolla la denuncia contro lo Stato Italiano

di Simona Petaccia (13/12/2009 - 14:58)

Massimo Penco, Presidente di “Cittadini di Internet” (www.cittadininternet.org), ha rilasciato la seguente dichiarazione:

«Il Mediatore Europeo ha ufficialmente protocollato la nostra denuncia d’infrazione Comunitaria contro lo Stato Italiano per inadempimento delle norme comunitarie in materia di firma elettronica, posta elettronica certificata e fatturazione elettronica, che era stata avviata nell’aprile 2008 in collaborazione con altre associazioni tra le quali figurano anche Adiconsum (www.adiconsum.it) ed A.N.O.R.C. (Associazione Nazionale per Operatori e Responsabili Conservazione sostitutiva - www.anorc.it).

Avverso alla nostra denuncia, il Governo Italiano aveva posto il veto alla visione da parte nostra di quanto scritto in merito alla denuncia presentata indicandoci la possibilità di ricorrere al segretario della UE.

Il testo di quanto ricevuto era il seguente: “ (…)  Per quanto riguarda la richiesta di accesso al documento prevenutoci dalle Autorità italiane, sono spiacente di informarLa che il documento è coperto da una delle eccezioni previste dal regolamento 1049/2001/CE relativo all'accesso del pubblico ai documenti del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione e non può essere reso disponibile al momento. In particolare, l'eccezione riguarda l'accesso ad un documento la cui divulgazione potrebbe arrecare pregiudizio alle indagini relative alla procedura IT 2008/4516, ancora in corso. Tuttavia, se desidera reiterare la Sua richiesta di accesso, La prego di formalizzare la Sua richiesta al Segretariato Generale della Commissione Europea, al seguente indirizzo, Segretariato generale Commissione europea - Unità SG/B/3 "Semplificazione e modernizzazione dei sistemi di archiviazione degli archivi storici" B-1049 Bruxelles, Belgio, che prenderà una decisione definitiva riguardo all'accesso entro 15 giorni dal ricevimento della stessa (…)”.

Ho puntualmente presentato richiesta così come ci era stato indicato, rispondendo però al mittente che ci era impossibile controbattere senza vedere cosa aveva scritto la controparte (cioè: le Autorità italiane). Gli ho, infatti, scritto che: “È mio dovere dire che quanto comunicatoci è in netto contrasto con le dichiarazioni pubbliche appena rilasciate dalla Vicepresidente della Commissione europea Margot Wallström. Le comunico che, a tutela di tutti gli italiani e di tutti i Cittadini di Internet, la nostra associazione è fortemente determinata a continuare l’azione intrapresa anche in altre sedi”.

A tutt’oggi non ho ricevuto alcuna risposta. Sono stato quindi costretto ad effettuare un’ulteriore denuncia al Mediatore Europeo, il quale dovrebbe sboccare questa situazione in un senso o nell’altro.

A mio avviso ogni battaglia va condotta fino all’ultimo, qualsiasi sia il risultato. Non appena questa storia sarà finita, tutto sarà pubblicato nel nostro sito web».

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico press [at] cittadininternet.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

 

 

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La competizione tra i massmedia e la crisi del giornalismo

di Simona Petaccia (12/12/2009 - 22:21)

La Stampa, testo di Mimmo Càndito del  12/12/2009 - Nei giorni scorsi, il consiglio direttivo del “Pulitzer” (il più prestigioso premio giornalistico) ha cooptato un rappresentante dell’editoria on line. Viene sancito così con una autorevolezza incontestabile il riconoscimento che il giornalismo dà alla mutazione genetica dettata all’editoria da Internet. Il riconoscimento dice anche che non vi è più competizione tra giornalismo tradizionale e giornalismo elettronico ma, piuttosto, che si procede verso una integrazione delle due forme. (…)

Un territorio senza orizzonte appare spalanacato di fronte a noi, e alla nostra voglia di sapere, e di capire; un territorio dove le “piattaforme” che veicolano le notizie non contano, ma conta solo la capacità di offrire contenuti interessanti. L’editoria mostra di poter risolvere così la condizione attuale di crisi. Ma il giornalismo, risolve anch’esso così la propria crisi?

C’è da dubitarne. Il “market oriented journalism” (gli “interessi commerciali” che proprio Joseph Pulitzer già nel 1904 indicava come negazione del giornalismo) rischia di stravolgere la gerarchia di valori che il sistema dei media dovrebbe responsabilmente riconoscere e rispettare. E’ la “moralità” che Pulitzer attribuiva al giornalismo come dovere assoluto; un’etica che viene travolta quando devono prevalere interessi “altri”, gli stessi che appaiono affermati nel concetto che “il lettore ha sempre ragione” e dunque si deve dargli ciò che egli chiede.

Ma solo una società “bene informata” può aspirare alla condizione di opinione pubblica; accondiscendere agli istinti animali, e a una rappresentazione riduttiva e manipolatoria della complessità della realtà, è il tradimento del giornalismo. Su questa linea si misura la sua capacità di uscita dalla crisi attuale.

Per leggere il testo completo, clicca qui.

 

 

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Giornalismo di ieri, oggi e domani

di Simona Petaccia (08/12/2009 - 23:47)

MY TUBE, testo di Enrico Franceschini, 08/12/2009 -  “Il futuro del giornalismo è più promettente che mai”: così dice Rupert Murdoch, il più grande magnate di media al mondo, proprietario del Wall Street Journal, del Times di Londra, della rete televisva Sky e di tante altre testate in vari continenti.

In un articolo pubblicato per l’appunto sul quotidiano di Wall Street, Murdoch elenca le tre regole per mantenere vivo e in salute il giornalismo nell’era di internet: avere la fiducia dei lettori; dare alla gente le notizie che le interessano; offrire un contenuto di qualità.

La qualità, naturalmente, costa cara, e il problema odierno è come sviluppare un modello economico che faccia guadagnare alle imprese giornalistiche abbastanza per continuare a fare un’informazione di buona qualità. Murdoch è ottimista che i gruppi editoriali più innovativi e coraggiosi troveranno questo modello e sopravviveranno con profitto alle trasformazioni del web.

“Viviamo in un mondo più veloce e più complesso” scrive, ma “per prendere decisioni bene informate, uomini e donne liberi continuano ad avere bisogno di un giornalismo onesto e credibile”, e dunque, che sia su carta o digitale, di un’industria dei media “libera, indipendente e competitiva”. (…)

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Il museo della stampa prepara una sezione per i non vedenti

di Simona Petaccia (08/12/2009 - 22:37)

La Stampa, testo di Gianni Scarpace, 08/12/2009 - «Chi non sa leggere e scrivere è un benemerito analfabeta, lo dico soprattutto per i ciechi». Franco Sciolla, vulcanico presidente monregalese dell’associazione «Amici dei Ciechi» (che opera a livello provinciale e regionale), ha avuto l’ennesima idea brillante, «sposata» dal Comune, che ha partecipato a un bando regionale: inserire tra i macchinari del Museo della Stampa di Mondovì Piazza, le numerose apparecchiature in possesso del sodalizio monregalese, che aiutano i ciechi nella lettura. Non solo un’esposizione, quindi, ma la possibilità di usare i ritrovati della tecnologia per gli «ipo» e i «non vedenti».

Da giovedì, grazie al progetto «Tipografia in tutti i sensi» dell’Amac e del Comune, si potranno, fra le altre cose, usare stampanti (scrivono le righe in Braille e nella scrittura con le lettere), ingranditori (per gli ipovedenti), agende elettroniche, tavolette e punteruolo che stanno alla base dell’incisione dell’alfabeto inventato da francese Louis Braille, di cui ricorre il bicentenario della nascita. Unica condizione: contattare l’associazione Amac (allo 0174551279 e ottenere l’autorizzazione all’uso).

In pratica, una sezione didattica dedicata alla stampa Braille. «È il primo Comune in Piemonte - dice Sciolla - ad applicare questo tipo d’iniziativa finanziata dalla Regione. Non vuol essere un’iniziativa a sé, ma aperta al pubblico: per chi vede ha il valore di conoscere di più il nostro mondo, chi ha un handicap capisce quanto si possa superare una menomazione fisica sfruttando le tecnologie». (…)

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico amac87 [at] alice.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

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GIORNALISTI: aumentati gli arresti di reporter freelance

di Simona Petaccia (08/12/2009 - 22:04)

ANSA, 08/12/2009 - Il numero dei giornalisti freelance arrestati nel mondo è quasi raddoppiato negli ultimi tre anni sottolineando il cambiamento avvenuto nella professione soprattutto per quanto riguarda gli incarichi più rischiosi, nota il rapporto annuale del Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ).

Il documento evidenzia che al primo dicembre vi erano 136 giornalisti e fotoreporter arrestati nel mondo, con la Cina al primo posto con 24 arresti, seguita da Iran (23), Cuba (22), Eritrea (19) e Birmania (9). Il numero dei giornalisti online arrestati è salito a 68, contro 51 per la stampa scritta e 17 per radio e Tv.

Il rapporto sottolinea che i giorni quando «i giornalisti inviati in missioni pericolose potevano contare su poderose organizzazioni editoriali per sostenerli sono ormai una cosa del passato». «Al giorno d’oggi i reporter in prima linea sono sempre più spesso freelance: la crescita delle pubblicazioni online ha aperto la porta ad una nuova generazione di reporter», afferma il rapporto del CPJ, che ha la sede a New York.

 

 

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300 i giornalisti uccisi in Russia dal 1993 all’inizio del 2009

di Simona Petaccia (07/12/2009 - 23:43)

Associazione Giornalisti Scuola di Perugia, 07/12/2009 - “Sono 300 i giornalisti uccisi nella Federazione Russa dal 1993 (anno della fine dell’URSS) fino all’inizio del 2009. Il dato è il risultato del primo rapporto sistematico sulla morte dei giornalisti in Russia pubblicato dalla Federazione Mondiale dei giornalisti ( IFJ ) e curato dal Centro per il Giornalismo in Situazioni Estreme ( CJES ) con sede a Mosca, al cui direttore, Oleg Panfilov, è stata assegnata la Nona Edizione del Premio internazionale per la libertà di informazione "CITTA’ di SIENA – ISF”.

Panfilov (…) ha affermato: "Non si può vivere in un Paese dove stampa e televisione mentono, il governo mente e la gente ha paura. In Russia è oggi in atto un revival della cultura politica sovietica e si prefigura una nuova dittatura".

La Russia è collocata al 174 (su 175) nella classifica 2009 per la libertà di stampa stilata dal Freedom House, al 153 posto (su 195) in quella di Reporters sans frontières e al terzo fra quella dei 10 Paesi con meno libertà di stampa del Committee to Protect Journalists.

Il 75 per cento dei Russi si informa solo attraverso la tv e quasi tutti i canali televisivi sono sotto il controllo diretto o indiretto del Cremlino.

Le leggi sul terrorismo hanno reintrodotto il reato di alto tradimento, di staliniana memoria, che prevede da 12 a 19 anni di carcere e negli ultimi sei mesi sette giornalisti sono stati arrestati con questa accusa". (…)

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Informazione online: la scarsità di attenzione è più grave della carenza di fondi

di Simona Petaccia (05/12/2009 - 21:51)

LSDI, 05/12/2009 - Per la prima volta nella storia esiste un’ampia abbondanza di contenuti e una grossa scarsità di attenzione: ed è quest’ ultima che cercano di ‘‘comprare’’ i media creando, appunto, una falsa domanda per una offerta sovrabbondante.

Su IdeaLab (Mediashift) un ampio articolo parte dalla storia della stampa per analizzare la grande rivoluzione di internet: ci sono voluti 600 anni per arrivare a un milione di autori di libri nel mondo; solo cinque anni per raggiungere il tetto di un milione di autori di blog, tre anni per toccare 1 milione di scrittori su Facebook e solo due anni per raggiungere un milione di autori su Twitter – E il prossimo strumento? – E quale sarà il ruolo dei media se ognuno di noi diventa parte del processo di produzione? – La morte del vecchio modello sembra segnata mentre comincia a delinearsi qualche barlume sul nuovo modello e qualche misura urgente da prendere per cominciare a fronteggiare il futuro.

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico redazione [at] lsdi.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

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TV. Mediaset lancia Agenzia News, NO dei giornalisti. per Cdr rischio smantellamento, per azienda nessun pericolo

di Simona Petaccia (04/12/2009 - 22:22)

ANSA, 04/12/2009 - Il progetto prenderà vita nei primi mesi del prossimo anno: Mediaset si accinge a realizzare un’Agenzia di notizie - interna al gruppo - con i giornalisti del Tg4, Studio Aperto e TgCom. Un centinaio in tutto, compresi i corrispondenti regionali. È il comitato di redazione di Mediaset a darne annuncio e contemporaneamente, a bocciare il progetto ancora in embrione: il rischio - secondo il sindacato - è che redazioni come quella del Tg4 e Studio Aperto vengano cancellate (vista l’uscita di trentacinque giornalisti per singola testata), rimanendo in piedi come scatole vuote. Resta fuori - ma solo nella fase iniziale - il Tg5.

La mission dell’Agenzia è quella di produrre notizie e servizi per i telegiornali del gruppo (tranne il Tg5 al quale saranno offerti, sempre nella prima fase, servizi di cronaca locale).

Al timone una vecchia conoscenza di Mediaset: Mario Giordano, ex direttore di Studio Aperto e del Giornale. A lui la responsabilità di far spiccare il volo al progetto: l’azienda vede infatti nell’Agenzia l’ossatura del futuro canale all news da lanciare sulla piattaforma digitale.

La redazione si occuperà di cronaca, attualità, spettacolo, cultura ad eccezione della politica che rimarrà appannaggio delle singole testata.

La creazione dell’Agenzia - secondo l’Azienda - risponderebbe ad una logica di razionalizzazione e contenimento dei costi, oltre che a un’esigenza di rendere più fluido il lavoro giornalistico, sviluppandolo anche in chiave multimediale. Di tutto questo non sono convinti i giornalisti che subito hanno proclamato lo stato di agitazione: nei fatti, spiegano, verrebbero smantellate le redazioni di Tg4 e Studio Aperto con l’assorbimento di Tgcom nella nuova testata. L’azienda cerca di stemperare le polemiche e precisa che questo rischio non c’è: nessuno smantellamento bensì un arricchimento dell’offerta. La precisazione non serve a rasserenare gli animi. Reagisce duramente il comitato di redazione del Tg4: «L’assemblea dei giornalisti del Tg4 ritiene inaccettabile lo smantellamento della Testata, con l’annunciato trasferimento di 35 giornalisti e dei corrispondenti ad un’Agenzia di Informazione, senza che sia stato presentato per iscritto alcun piano editoriale e industriale. Emilio Fede, direttore del Tg4, smentisce la sua redazione: «Non è previsto in alcun modo lo smantellamento del Tg4 che resta una realtà storica e prestigiosa dell’informazione di Mediaset, grazie all’impegno di molti dei suoi giornalisti. L’iniziativa, piuttosto servirà anche a rendere più produttiva quella parte della redazione che - finora - non aveva avuto modo di esprimersi. Il Tg4 resta con le sue edizioni del telegiornale, gli speciali di attualità, la diretta in prima serata di grandi avvenimenti. E resta, con quei giornalisti, che hanno reso possibile l’inizio dell’informazione diretta sulle reti Mediaset. Dalla guerra del Golfo in poi».

 

 

 

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Il Master di giornalismo finisce in Procura

di Simona Petaccia (03/12/2009 - 21:10)

La Stampa, testo di Raphaël Zanotti del 03/12/2009 - Una commissione fantasma nominata a babbo morto, quando già aveva corretto le prove e svolto gli orali. Un solo verbale firmato dal presidente in cui non compare né il numero dei commissari né il loro nome. Un candidato che riceve un’e-mail con l’esito del suo esame il giorno prima che sia terminata la correzione.

Se non c’è qualcos’altro dietro, si tratta forse del peggior concorso pubblico che l’Università di Torino abbia bandito negli ultimi anni. Un disastro amministrativo tale non solo da costringere il Tar ad annullarlo, ma addirittura a invocare l’intervento della procura della Repubblica per ben tre volte. La selezione incriminata è quella del Master in Giornalismo del settembre 2008: centoventi candidati per venti borse di studio del valore di 10.000 euro l’una. Soldi messi a disposizione da Compagnia di San Paolo, Fondazione Crt e Ordine dei Giornalisti del Piemonte.

Andrea Mazzocca, candidato 27enne, partecipa alle prove scritte. Il 18 settembre 2008 riceve un’e-mail che lo informa della sua esclusione dalla segreteria del Corep, il Consorzio che si occupa della parte amministrativa. Mazzocca chiede di poter visionare le sue prove, gli rispondono che bisogna attendere la conclusione degli orali. Domanda allora di poter assistere a questi ultimi. Glielo impediscono perché «la stanza è troppo piccola anche per un solo uditore».

A questo punto Mazzocca s’insospettisce. Fa l’accesso agli atti e scopre alcune cose sorprendenti. (…)

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Lewis Pr. E’ possibile misurare il ROI dei Social Media?

di Simona Petaccia (02/12/2009 - 16:11)

Spot and Web (Anno 5 - numero 207 – pag. 10) del 02/12/2009 -  Con il continuo diffondersi dei Social Media e l’utilizzo sempre maggiore che ne viene fatto oggi per scopi non più solo privati ma anche professionali, talora anche su incoraggiamento dalle aziende di appartenenza, sorge spontaneo chiedersi se sia possibile o meno misurarne il ROI. In diversi paesi europei su questo argomento è in corso un battibecco talora molto acceso.

E’ comprensibile comemolti funzionari aziendali, ricoprendo cariche in ambito amministrativo ed avendo familiarità coi numeri, si ritrovino a ritenere indispensabile poter misurare in modo preciso il ROI di questi nuovi mezzi di comunicazione, dovendo spesso giustificare l’utilità o meno per l’azienda di investire tempo e risorse in queste attività rispetto ad altre più tradizionali.

“Vale la pena di soffermarsi a capire di cosa stiamo parlando. Secondo alcuni, i Social Media andrebbero considerati come strumenti di comunicazione e in quanto tali non sarebbero suscettibili di misurazione. Infatti, come si può misurare il ROI di una telefonata o di una conversazione? - ha commentato Maria Teresa Trifiletti, General Manager di LEWIS PR in Italia - A mio avviso sarebbe più indicato classificare i Social Media come vere e proprie piattaforme di comunicazione. E’ incontrovertibile che i Social Media hanno cambiato, una volta e per tutte, il modo stesso di comunicare e non c’è possibilità di tornare indietro. Le aziende devono fare i conti con questa realtà, prendendo coscienza che nella maggior parte dei casi non sono esse a gestire la comunicazione aziendale e la visibilità del proprio brand attraverso i Social Media, ma è più vero il contrario, ovvero molto più spesso i Social Media “gestiscono” i brand, che piaccia o no. A questo punto è più opportuno discutere su quali obiettivi l’azienda pensa di raggiungere utilizzando i Social Media e quali siano gli strumenti di misurazione più adatti rispetto agli obiettivi identificati.

In fin dei conti, stiamo parlando di interazione umana, di relazioni e conversazioni: come pensare di tradurle semplicemente in numeri e misurarle? Concentriamoci piuttosto su quale sia il “costo” che un’azienda dovrebbe sopportare non partecipando ai Social Media.

Un’azienda che sceglie di non prendere parte a queste conversazioni deve essere consapevole che questo vuoto sarà verosimilmente riempito da qualcun altro, e il risultato potrebbe non piacere.

E’ senz’altro auspicabile guidare la discussione, ove possibile, piuttosto che permettere che altri lo facciano al nostro posto. Concludendo, bisogna ricordare che quando parliamo di Social Media, anche quando usati per scopi professionali, facciamo sempre riferimento a relazioni sociali personali, al contrario di altri strumenti di comunicazione, come ad esempio fax ed e-mail, che invece se utilizzati sul luogo di lavoro hanno principalmente un risvolto professionale.

E conviene ricordare che non solo ciò che è traducibile in puri numeri è in grado di apportare valore al business aziendale”. 

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico fabio.muzzio [at] spotandweb.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.

 

 

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