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La crisi della Casagit

di Simona Petaccia (27/11/2008 - 21:57)

Fasipress, 27/11/2008 - I soci Casagit non devono pagare per errori o leggerezze di altri. Non si giochi la carta del “caprio espiatorio” e, come fatto in passato, non si pensi di risolvere tutto dimissionando, magari con una generosa buona uscita, il direttore.

L’Assemblea dei Delegati voti un documento nel quale ribadisca la riprovazione per come è stata amministrata la Cassa. E chieda le dimissioni del Collegio dei Sindaci e di tutto il Consiglio di Amministrazione.

Hanno atteso più di tre anni per rendersi conto della reale gravità del trend negativo dei conti. Lo fanno oggi, quando c’è il rischio (senza interventi drastici e sacrifici dolorosi), di vedere sparire la Cassa nel giro di tre o quattro anni. Meglio tardi che mai, questo è certo. Però avremmo preferito poter decidere senza questa “spada di Damocle” e tanta fretta.

Diciamo subito che, come Fasipress, non ci interessa la polemica fine a se stessa ma solo una chiara azione sindacale che porti vantaggi a tutta la categoria.

La Cassa è un bene di cui andiamo giustamente orgogliosi e che intendiamo difendere. E non solo perché utile a tutta la categoria, anche per rispetto a quanti – e non sono pochi – le hanno dedicato tempo e fatiche.

Occorre ora riequilibrare la gestione senza però imporre sacrifici ai soci. Questo avrebbe il sapore di una punizione ingiusta. Quindi inaccettabile. Se colpa c’è stata, non può essere attribuita a chi ha continuato ad affidare i propri soldi alla Cassa, fiducioso di metterli in mano ad abili colleghi-amministratori. Le soluzioni vanno trovate in un attento esame strutturale della Cassa, senza togliere nulla di quanto concesso nel tempo. Tutto deve essere mantenuto. Non si possono, oggi, fare passi indietro. Sarebbe un’esplicita ammissione di una gestione che non ha saputo prevedere, programmare, valutare. E quant’altro. Sarebbe stato però meglio dare subito un segnale alla categoria con la riduzione di tutti i costi e le spese, dagli appannaggi degli organi collegiali al denaro che - da sempre - va al sindacato. Così non è stato. Ma andava fatto.

Veniamo all’Assemblea dei Delegati. Voti un documento di riprovazione dell’operato sia del Consiglio di Amministrazione che del Collegio dei Sindaci. Ribadisca i diritti dei soci. Tenga conto che, in questo delicato periodo di negoziazione del contratto di lavoro, ogni segnale di debolezza può incidere la valutazione che gli altri danno della nostra serietà.

Non è tutto. E’ giusto che il Collegio dei Sindaci e il Consiglio di Amministrazione traggano onestamente le conseguenze di quanto è accaduto. In altre parole: concordino il piano di interventi e si dimettano.

La legge dello Stato (oltreché l’art. 19 dello statuto della Cassa) attribuisce ai Sindaci particolari compiti e doveri. Allo stato attuale delle informazioni qualcosa non ha funzionato.

Un’ultima raccomandazione. L’Assemblea rifiuti ogni ipotesi di “capro espiatorio”. E’ già stato fatto in passato con il dimissionamento del Direttore. Ricordiamo che agisce dando semplicemente attuazione alle delibere del Consiglio di Amministrazione. Circolano già voci in tal senso. Si parla di uno stipendio annuo di circa 300 mila euro. Così come si va parlando di una ingente – circa 400 mila euro - buona uscita. Non si può sempre dare la colpa ad altri. Le notizie corrispondono a verità? Sarebbe bene che ci fossero maggiore trasparenza e più informazione.

Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico info [at] fasipress.it indicando ‘Simona Petaccia’ nell’oggetto.


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