I 10 contributi dei blog al giornalismo
LSDI, 06/05/2008 - Si è scritto molto sui rapporti blogger/giornalisti e sulla questione se i primi possano essere considerati o meno dei giornalisti, ecc. Ma solo raramente ci si è chiesti (almeno dal versante dei giornalisti) che cosa i blog hanno apportato alla professione. (…) Lo sostiene Benoit Raphael in un interessante articolo sul suo blog Demain tous journalistes? (…).
La natura – spiega Raphael – ha orrore del vuoto. Mentre per tanti anni i giornalisti hanno voltato le spalle al web, i blogger hanno investito in maniera massiccia questo nuovo spazio dell’ informazione. Ne è venuta fuori una serie di pratiche – almeno 10 – che costituiscono gli apporti principali della blogosfera al giornalismo.
1- (…) “I media tradizionali inviano messaggi, i blog aprono delle conversazioni”. Oggi sono veramente pochi i media tradizionali che non immaginano seriamente di aprire i propri articoli ai commenti dei lettori. Questa impostazione ha profondamente modificato il modo con cui i giornalisti – ma soprattutto i lettori – affrontano l’informazione. Un articolo, oggi, non è più soltanto il pezzo del giornalista, ma pezzo+reazioni-dei-lettori. Questi ultimi vi apportano i loro chiarimenti, le loro correzioni, le loro testimonianze o analisi. (…)
2- L’informazione perfettibile, ovvero come “work in progress”: è conseguenza del precedente. (…) C’è del positivo e del negativo in questa evoluzione. Negativo: si può essere tentati di lanciare qualsiasi argomento prima di averlo scandagliato per bene. Positivo: l’informazione si fa meno dimostrativa (le testimonianze raccolte dal giornalista per illustrare e giustificare il suo punto di vista) e si apre alla sorpresa.
3- Il buzz: è praticamente nato coi blog, arrivando a rompere la gerarchia dei media tradizionali. Dopo lo scoop, il “buzz”: una sorta di antenna-megafono sulla Rete che trasforma una “piccola informazione”, poco o per niente coltivata dai media, in un argomento di cui tutti parlano. (…)
4- L’informazione anticronologica e non gerarchizzata: la maggior parte delle nuove formule di siti web (…) cominciano a integrare al loro interno quello che viene chiamato “flusso”. Un flusso di notizie che si ispira al taglio anticronologico dei blog (l’informazione sulla “prima pagina” è l’ultima informazione pubblicata).
5- La visibilità: l’informazione è dunque de-gerarchizzata sui blog: si legge l’ultima notizia pubblicata o si fa una ricerca semantica. (…) Un buon blogger sa lavorare sui titoli, sui segmenti di testo, sui link e i tag in maniera da essere ben visibile. Questo non vuol dire che i giornalisti debbano scrivere soltanto per essere ben individuabili. Ma devono integrare questo nuovo compromesso visibilità/precisione dell’informazione nella loro logica di lavoro.
6- L’informazione trampolino: (…) Perché l’informazione blog serve anche da piattaforma verso altre notizie viste altrove, grazie ai link ipertestuali: è la particolarità del web. (…)
7 - L’aggregazione, la rassegna stampa: con la rivoluzione dei link ipertestuali, i blogger hanno reinventato un vecchio format editoriale: la rassegna stampa. Nella loro grande maggioranza, i blogger non portano delle nuove informazioni, ma effettuano una sorta di vigilanza sulle notizie (…)
8- La lista: è uno dei format editoriali più efficaci inventati dalla blogosfera. (…) Ogni elemento generalmente rinvia a un link, ma si possono avere anche degli elenchi di sole immagini o di video. (…)
9- La scrittura ”a segmenti”: gioca sui link che permettono di scrivere in modo stringato (si clicca per saperne di più), ma anche sulle immagini o sui video che si integrano con la scrittura stessa dell’articolo, non soltanto come illustrazioni. I blogger hanno ugualmente creato un certo numero di giochi tipografici nella scrittura: utilizzazione del grassetto, o anche delle parole barrate (che indica che è stata fatta una correzione dopo un aggiornamento).
10- Un tono nuovo: è, appunto, quello della conversazione. Più libero, spesso più vicino al linguaggio parlato, integra questa scrittura “a segmenti” con la dimensione interattiva del web.
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Internet non ucciderà i giornali ma la “carta” dovrà adeguarsi
La Repubblica, testo di Enrico Franceschini del 6 maggio 2008 - Il futuro dei giornali è più roseo di come solitamente lo si dipinge. Questo almeno è il parere di oltre 700 direttori di quotidiani di tutto il mondo, che in un sondaggio si dicono a grande maggioranza “ottimisti” sulla transizione dall’informazione su carta a quella digitale. Tra notizie di profitti in calo, pubblicità in ribasso e riduzione degli organici, l’indagine “Trends in newsrooms -
“I risultati della nostra inchiesta indicano la disponibilità al cambiamento, l’adattabilità alle nuove tecnologie e l’interesse a sviluppare una forma multimediale di informazione, da parte della stragrande maggioranza dei direttori, capi-redattori e redattori, in tutti e cinque i continenti”, ha dichiarato George Brock, presidente del World Editors Forum e direttore dell’edizione del sabato del Times di Londra (…).
L’85 per cento dei direttori interpellati si dicono ottimisti o relativamente ottimisti circa il futuro dei giornali. L’86 per cento concordano che una redazione multimediale integrata, in cui cioè i redattori lavorano non solo per l’edizione cartacea ma danno contributi anche a quella on line e ad altre forme multimediali, sia la formula giusta e necessaria per l’informazione odierna. L’83 per cento sono convinti che, nel giro di cinque anni, tutti i redattori saranno tecnologicamente in grado di produrre in modo autonomo contenuti per ogni tipo di piattaforma multimediale. L’83 per cento è parimenti convinto che il modo in cui è fisicamente organizzata e strutturata la redazione sia importante per giungere al suddetto obiettivo.
Altre indicazioni del sondaggio: il 67 per cento dei direttori credono che, in un mondo in cui le notizie arrivano quasi nello stesso istante in cui accadono attraverso siti Internet, blog, telefoni cellulari, sia importante per la stampa quotidiana aumentare le sezioni dedicate ai commenti, alle analisi, agli approfondimenti. Il 44 per cento pensa che Internet diventerà il modo più comune di leggere un giornale e ricevere informazioni. Il 56 per cento ritiene che in futuro i giornali di carta saranno gratuiti, così come sono già le loro edizioni Internet. Il 58 per cento indica nel declino dei lettori più giovani la minaccia principale per il futuro immediato. E il 65 per cento prevede che ci saranno sempre più forme di “outsourcing” anche nel giornalismo, non nel senso che le redazioni verranno trasferite a Bangalore, in India, per risparmiare, come accade per i call-center e altri business, ma nel senso di partnership più strette tra giornali, scambio di servizi, sindacati ovvero acquisto e vendita di articoli da altre fonti, e così via. (…)
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