CitizenNews, giornalismo partecipativo su YouTube
La Stampa, 23/05/2008 - YouTube dedica una nuova sezione al "citizen journalism", coinvolgendo in prima persona i cittadini di tutto il mondo. Il canale mira a segnalare contenuti realizzati per raccontare ciò che spesso viene trascurato dai grandi mezzi di comunicazione e che viene scovato e raccontato dai fautori del giornalismo partecipativo, armati di strumenti spesso rudimentali, che vanno alla ricerca delle notizie sul posto come nella tradizione dei reportage di inchiesta. (…)
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Libretti postali dormienti: svegliateli!
In passato, molte persone hanno regalato a parenti e amici dei libretti postali in modo da farglieli ritirare al compimento della loro maggiore età.
Ora, però, si sta per verificare l’imminente chiusura dei cosiddetti “libretti al portatore dormienti”, cioè: libretti con importo superiore a 100,00 Euro, che non risultano movimentati da più di 10 anni.
Per consultare il regolamento: http://www.poste.it/bancoposta/dormienti/depositi_dormienti.shtml
L’elenco dei libretti postali destinati a essere chiusi tra tre mesi è enorme: 3.515 pagine.
Per consultare l’elenco: http://www.poste.it/bancoposta/dormienti/libretti_dormienti.shtml
L'innovazione di Internet: il web 2.0
Forum PA, 12/05/2008 - Abbiamo più potere di scelta, maggiore controllo delle informazioni, seguiamo pareri e opinioni di altre persone come noi, a nostra volta produciamo contenuti che influenzano altre persone.
Internet ci sta aiutando a svincolarci dai target, il web 2.0 sta aprendo nuovi scenari nelle potenzialità di utilizzo di internet.
Mauro Lupi (Vice Presidente IAB Italia e Presidente Ad Maiora) spiega come.
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Per maggiori informazioni, scrivere un messaggio e-mail all’indirizzo elettronico mlupi@admaiora.com indicando “Simona Petaccia” nell’oggetto.
Caso Travaglio, Fazio a rischio sanzione
Corriere.it, 12/05/2008 - Ancora polemiche sul caso Travaglio e sulle dichiarazioni del giornalista a Che tempo che fa contro il presidente del Senato Schifani che hanno suscitato dure reazioni all’interno del Pdl. La trasmissione di Fabio Fazio è ora finita nel mirino dell’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni, pronta, a quanto si apprende, a prendere provvedimenti nei confronti del programma di RaiTre. (…)
(…) Intanto Marco Travaglio reputa a rischio la sua partecipazione ad Annozero, la trasmissione condotta da Michele Santoro. (…) «L’Authority sanzionerà Che tempo che fa di Fazio con un provvedimento diretto alla Rai che mi ha consentito di dire cose vere. Poi - ha detto Travaglio - la Rai mi denuncerà e così io non potrò più partecipare a Annozero. E così si saranno tolti il problema». (…)
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I video su Marco Travaglio a “Che tempo che fa” (Fonte: YouTube)
Marco Travaglio a Che Tempo che Fa - parte 1
http://it.youtube.com/watch?v=TH3ov-Mu8MY&feature=related
Marco Travaglio a Che Tempo che Fa - parte 2
http://it.youtube.com/watch?v=Uo6cvZ00SFg&feature=related
Marco Travaglio a Che Tempo che Fa - parte 3
Uffici stampa negli enti locali, continua il monitoraggio dell'Assostampa
AgrigentoWeb.it, testo di Enzo Gallo 09/05/2008 - La Segreteria Provinciale dell’Assostampa informa che è in corso l’attività di monitoraggio degli Uffici Stampa e di Comunicazione presso gli Enti locali della provincia di Agrigento.
L’iniziativa annunciata da tempo, al fine di avere un quadro più puntuale della realtà nella nostra provincia, si articola nell’invio di un questionario tipo e nella successiva stesura delle risposte fornite. Già alcuni comuni hanno inviato il questionario debitamente compilato.
A breve il segretario Nino Randisi provvederà invece a consegnare ai circa 300 giornalisti iscritti al prescritto Ordine professionale un questionario anonimo per fotografare la realtà occupazionale e professionale dei colleghi. (…)
“Esprimiamo profonda amarezza –dice il vice segretario Enzo Gallo- per la totale chiusura registrata da parte di editori e sindaci su temi inerenti l’attività sindacale e giornalistica che creano nocumento anche al cittadino utente”. (…)
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I 10 contributi dei blog al giornalismo
LSDI, 06/05/2008 - Si è scritto molto sui rapporti blogger/giornalisti e sulla questione se i primi possano essere considerati o meno dei giornalisti, ecc. Ma solo raramente ci si è chiesti (almeno dal versante dei giornalisti) che cosa i blog hanno apportato alla professione. (…) Lo sostiene Benoit Raphael in un interessante articolo sul suo blog Demain tous journalistes? (…).
La natura – spiega Raphael – ha orrore del vuoto. Mentre per tanti anni i giornalisti hanno voltato le spalle al web, i blogger hanno investito in maniera massiccia questo nuovo spazio dell’ informazione. Ne è venuta fuori una serie di pratiche – almeno 10 – che costituiscono gli apporti principali della blogosfera al giornalismo.
1- (…) “I media tradizionali inviano messaggi, i blog aprono delle conversazioni”. Oggi sono veramente pochi i media tradizionali che non immaginano seriamente di aprire i propri articoli ai commenti dei lettori. Questa impostazione ha profondamente modificato il modo con cui i giornalisti – ma soprattutto i lettori – affrontano l’informazione. Un articolo, oggi, non è più soltanto il pezzo del giornalista, ma pezzo+reazioni-dei-lettori. Questi ultimi vi apportano i loro chiarimenti, le loro correzioni, le loro testimonianze o analisi. (…)
2- L’informazione perfettibile, ovvero come “work in progress”: è conseguenza del precedente. (…) C’è del positivo e del negativo in questa evoluzione. Negativo: si può essere tentati di lanciare qualsiasi argomento prima di averlo scandagliato per bene. Positivo: l’informazione si fa meno dimostrativa (le testimonianze raccolte dal giornalista per illustrare e giustificare il suo punto di vista) e si apre alla sorpresa.
3- Il buzz: è praticamente nato coi blog, arrivando a rompere la gerarchia dei media tradizionali. Dopo lo scoop, il “buzz”: una sorta di antenna-megafono sulla Rete che trasforma una “piccola informazione”, poco o per niente coltivata dai media, in un argomento di cui tutti parlano. (…)
4- L’informazione anticronologica e non gerarchizzata: la maggior parte delle nuove formule di siti web (…) cominciano a integrare al loro interno quello che viene chiamato “flusso”. Un flusso di notizie che si ispira al taglio anticronologico dei blog (l’informazione sulla “prima pagina” è l’ultima informazione pubblicata).
5- La visibilità: l’informazione è dunque de-gerarchizzata sui blog: si legge l’ultima notizia pubblicata o si fa una ricerca semantica. (…) Un buon blogger sa lavorare sui titoli, sui segmenti di testo, sui link e i tag in maniera da essere ben visibile. Questo non vuol dire che i giornalisti debbano scrivere soltanto per essere ben individuabili. Ma devono integrare questo nuovo compromesso visibilità/precisione dell’informazione nella loro logica di lavoro.
6- L’informazione trampolino: (…) Perché l’informazione blog serve anche da piattaforma verso altre notizie viste altrove, grazie ai link ipertestuali: è la particolarità del web. (…)
7 - L’aggregazione, la rassegna stampa: con la rivoluzione dei link ipertestuali, i blogger hanno reinventato un vecchio format editoriale: la rassegna stampa. Nella loro grande maggioranza, i blogger non portano delle nuove informazioni, ma effettuano una sorta di vigilanza sulle notizie (…)
8- La lista: è uno dei format editoriali più efficaci inventati dalla blogosfera. (…) Ogni elemento generalmente rinvia a un link, ma si possono avere anche degli elenchi di sole immagini o di video. (…)
9- La scrittura ”a segmenti”: gioca sui link che permettono di scrivere in modo stringato (si clicca per saperne di più), ma anche sulle immagini o sui video che si integrano con la scrittura stessa dell’articolo, non soltanto come illustrazioni. I blogger hanno ugualmente creato un certo numero di giochi tipografici nella scrittura: utilizzazione del grassetto, o anche delle parole barrate (che indica che è stata fatta una correzione dopo un aggiornamento).
10- Un tono nuovo: è, appunto, quello della conversazione. Più libero, spesso più vicino al linguaggio parlato, integra questa scrittura “a segmenti” con la dimensione interattiva del web.
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Internet non ucciderà i giornali ma la “carta” dovrà adeguarsi
La Repubblica, testo di Enrico Franceschini del 6 maggio 2008 - Il futuro dei giornali è più roseo di come solitamente lo si dipinge. Questo almeno è il parere di oltre 700 direttori di quotidiani di tutto il mondo, che in un sondaggio si dicono a grande maggioranza “ottimisti” sulla transizione dall’informazione su carta a quella digitale. Tra notizie di profitti in calo, pubblicità in ribasso e riduzione degli organici, l’indagine “Trends in newsrooms -
“I risultati della nostra inchiesta indicano la disponibilità al cambiamento, l’adattabilità alle nuove tecnologie e l’interesse a sviluppare una forma multimediale di informazione, da parte della stragrande maggioranza dei direttori, capi-redattori e redattori, in tutti e cinque i continenti”, ha dichiarato George Brock, presidente del World Editors Forum e direttore dell’edizione del sabato del Times di Londra (…).
L’85 per cento dei direttori interpellati si dicono ottimisti o relativamente ottimisti circa il futuro dei giornali. L’86 per cento concordano che una redazione multimediale integrata, in cui cioè i redattori lavorano non solo per l’edizione cartacea ma danno contributi anche a quella on line e ad altre forme multimediali, sia la formula giusta e necessaria per l’informazione odierna. L’83 per cento sono convinti che, nel giro di cinque anni, tutti i redattori saranno tecnologicamente in grado di produrre in modo autonomo contenuti per ogni tipo di piattaforma multimediale. L’83 per cento è parimenti convinto che il modo in cui è fisicamente organizzata e strutturata la redazione sia importante per giungere al suddetto obiettivo.
Altre indicazioni del sondaggio: il 67 per cento dei direttori credono che, in un mondo in cui le notizie arrivano quasi nello stesso istante in cui accadono attraverso siti Internet, blog, telefoni cellulari, sia importante per la stampa quotidiana aumentare le sezioni dedicate ai commenti, alle analisi, agli approfondimenti. Il 44 per cento pensa che Internet diventerà il modo più comune di leggere un giornale e ricevere informazioni. Il 56 per cento ritiene che in futuro i giornali di carta saranno gratuiti, così come sono già le loro edizioni Internet. Il 58 per cento indica nel declino dei lettori più giovani la minaccia principale per il futuro immediato. E il 65 per cento prevede che ci saranno sempre più forme di “outsourcing” anche nel giornalismo, non nel senso che le redazioni verranno trasferite a Bangalore, in India, per risparmiare, come accade per i call-center e altri business, ma nel senso di partnership più strette tra giornali, scambio di servizi, sindacati ovvero acquisto e vendita di articoli da altre fonti, e così via. (…)
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Prima edizione Premio Biagi
ilCapoluogo.it, 05/05/2008 - Il Consiglio Regionale d’Abruzzo e l’associazione Società Civile Abruzzo onlus organizzano a Pescara, nei giorni 8, 9 e 10 maggio 2008, la prima edizione del Premio per il giornalismo “Enzo Biagi”.
Il comitato promotore è presieduto dalle figlie del grande giornalista scomparso Bice e Carla Biagi. Il comitato organizzativo è presieduto dal giornalista e capostruttura Rai, Loris Mazzetti, principale collaboratore di Biagi.
Il premio avrà come obiettivo quello di accendere nei giovani, attraverso incontri con personalità di rilievo, dibattiti con testimoni del nostro tempo, borse di studio per studenti universitari e spettacoli di denuncia, quell’interesse critico e quella curiosità che hanno sempre contraddistinto il lavoro di Enzo Biagi, che oggi è e resta un punto di riferimento che va indicato, promosso, valorizzato. (…)
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Caduti per amore di notizia
La Stampa, testo di Mimmo Candito del 4 maggio 2008 - Nella «Giornata mondiale della libertà di stampa» l’Onu ricorda le vittime di un mestiere sempre più esposto a rischi e poteri forti. Perché l’Italia è sessantesima.
E’ molto probabile che, l’anno prossimo, scivoleremo giù da quel già sconsolante sessantesimo posto che Reporters sans Fronrières e gli altri organismi hanno assegnato all’Italia quando ieri, Giornata della libertà d’informazione, in cui l’Onu ha commemorato i giornalisti caduti nel loro lavoro, hanno pubblicato la graduatoria mondiale. I parametri per decidere il posto nella classifica della libertà di stampa tengono conto di molti fattori, e l’intreccio tra interessi editoriali e interessi politici non è di poco conto. (…)
Ma siamo davvero un paese da sessantesimo posto? A sentire Grillo, (…) siamo proprio in fondo alla classifica, centesimi, centocinquantesimi, un giornalismo tutto di servi, tutto di camerieri. Che servi e camerieri ci siano, è innegabile: qualche tempo fa, il presidente Ciampi ebbe a esortare il giornalismo italiano a «tener sempre la schiena dritta», e l’esortazione non ci sarebbe stata se quella schiena Ciampi non l’avesse vista spesso ben piegata. (…)
Ma, al di là delle violenze verbali di Grillo, l’ampia partecipazione popolare alla sua manifestazione è una realtà della quale bisogna tener conto, se non vogliamo che questa Giornata mondiale sia esclusivamente rituale. Tanta gente che va in piazza e protesta e grida e s’infuria sulle news significa una cosa anzitutto: che v’è una domanda forte d’una informazione credibile, garantita. Affidabile.
Tuttavia, per aiutarci a coglierne il senso autentico dobbiamo leggere quella partecipazione assieme a un’altra notizia, anch’essa di questi giorni: le dimissioni del direttore del Wall Street Journal, che ha considerato di non poter continuare il proprio lavoro per l’invadenza eccessiva del nuovo proprietario. In altre parole: il nuovo padrone del WSJ, Rupert Murdoch, oltre che l’editore voleva fare anche il direttore, e allora il giornalista ha preso il cappello e se n’è andato. Integrare le due notizie aiuta a comprendere che il giornalismo ha, dovunque, un compito molto difficile, nella sua ricerca di una mediazione accettabile tra la lettura autonoma della realtà e la pressione condizionatrice che invece mettono in atto i poteri, politico, economico, culturale, per ottenere una lettura funzionale ai propri interessi. (…)
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TLC: 1 bambino su 4 ha il cellulare, 9 adolescenti su 10
ANSA (Roma), 02/05/2008 – Si concentrano sui videogiochi, inviano Sms, fanno fotografie, ma soprattutto chiamano e vengono chiamati da genitori, fratelli, sorelle e parenti vari. Sono i bambini italiani (tra i 6 e 10 anni) che usano il cellulare, oltre uno su quattro (28,7%). È solo uno dei dati contenuti nella ricerca realizzata dall’Istat su “L’uso dei media e del cellulare in Italia”, condotta su un campione di circa 20mila famiglie, da cui arriva una nuova conferma sul ruolo sempre più centrale del telefonino, in tasca al 77% degli italiani e al 93% degli adolescenti.
I BAMBINI GIOCANO E CHIAMANO MAMMA. Lasciati da parte pallone e bambole, oltre un bambino su quattro (il 28,7%) usa il telefono cellulare: in massima parte (72%) viene utilizzato per essere più facilmente in contatto con i genitori e gli altri familiari, ma in molti casi (34%) è già un importante strumento di comunicazione con gli amichetti. Un’attrazione irresistibile, però, viene esercitata anche dai videgiochi (li usa il 38%), dagli sms e della fotocamera digitale. Qualcuno più furbetto di altri ha anche scoperto l’utilità della calcolatrice.
ADOLESCENTI, TUTTI AMICI E TELEFONINO. Difficile trovare un teenager senza il cellulare in tasca. Secondo l’Istat non può farne a meno il 93% dei ragazzi tra i 15 e i 17 anni, il 94% di quelli tra 18 e 19 anni e l’80% dei ragazzini tra 11 e 14 anni. Anche per i gli adolescenti il contatto con la famiglia è tra i motivi di maggior uso del cellulare, ma parlare con gli amici diventa sempre più importante con il crescere dell’età: più che chiamare, però, è il messaggino il vero re delle comunicazioni. L’invio e la ricezione di SMS (o anche di MMS) è infatti la funzione più gettonata in tutte e tre le classi di età, seguita dalla fotocamera, dai videogiochi e dalla possibilità di scaricare suonerie e loghi.
DONNE ATTENTE A FAMIGLIA E SICUREZZA. Le donne che usano il cellulare, soprattutto quando si va avanti con l’età, sono tuttora meno degli uomini (il 74% del totale rispetto all’81% dei maschi). Differenze che non sorprendono si notano poi nei motivi per cui il telefonino viene utilizzato: le donne, infatti, lo usano più degli uomini per essere in contatto con la famiglia e molto meno per ragioni di lavoro. Inoltre una su quattro, con il cellulare in tasca, si sente più sicura.
NUOVE FUNZIONI, POCO INTERESSE. In generale, non tenendo conto dell’età, gli italiani al telefonino parlano, “massaggiano”, al massimo fanno foto e utilizzano funzioni di base come l’agenda, la sveglia e la calcolatrice. Le “diavolerie” più avanzate, invece, vengono sostanzialmente ignorate: l’accesso a Internet è usato solo dal 2,9%, l’e-mail dal 2,2%, la possibilità di fare acquisti o consultare servizi finanziari appena dallo 0,2%.
IN SEI ANNI DIFFUSIONE ORMAI OVUNQUE. Il cellulare, dice lo studio





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