Il Giornale di Sicilia in edicola malgrado lo sciopero dei giornalisti
ANSA, 30/12/07 - ‘‘Il Giornale di Sicilia è in edicola nonostante lo sciopero della quasi totalità della redazione, che rivendicava semplicemente il diritto di informare i lettori’’. È quanto si legge in una nota del Cdr del Giornale di Sicilia, che annuncia le dimissioni per ‘‘mancanza di agibilita’ sindacale’’.
Lo sciopero era stato proclamato ieri per la mancata pubblicazione della notizia di un nuovo pentito di mafia, poi pubblicata da un altro quotidiano.
Prendendo ‘‘atto dell’ennesimo fallimento del sistema dello sciopero in questa azienda’’ il Cdr aggiunge che ‘‘la direzione e alcuni colleghi hanno dimostrato ancora una volta che il giornale può essere confezionato anche da un minuscolo numero di redattori (otto su sessanta)’’.
‘‘Per questo - prosegue la nota sindacale - vogliamo chiedere scusa ai colleghi per aver fatto perdere loro inutilmente la retribuzione e ringraziare per il sostegno tutti e in particolar modo chi - pur non essendo tutelato quanto noi - ha dimostrato grande sensibilita’ di fronte al problema squisitamente professionale che ha portato alla proclamazione dello sciopero’’. (ANSA)
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AliFrance
Beppegrillo.it, 30/12/07 - (…) Gli ultimi a sapere in Italia sono sempre i giornalisti. Sono specializzati nelle notizie post datate. Le danno quando possono. E possono darle quando ricevono l’ordine di scriverle.
L’Alitalia è fallita da molti anni, almeno una decina. Gli stipendi di hostess e piloti e la buonuscita a Cimoli (che deve restituire!) di milioni di euro le abbiamo pagate noi, con le nostre tasse. E, dopo le tasse, abbiamo avuto anche la beffa di spendere per
Air France-KLM non sta comprando nulla. Come si possono comprare i debiti? L’Alitalia è in bancarotta. (…)
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I fratelli Cipriani lasciano la direzione di “E Polis”
ANSA, 29/12/07 - Con un editoriale apparso sul numero odierno di “E Polis” il condirettore Gianni Cipriani ha annunciato l’addio al quotdiano (…):
“Nella vita di un giornalista ci sono articoli che non si vede l’ora di scrivere, articoli che si preferirebbe non scrivere e articoli che non vorremmo mai scrivere. Questo editoriale di oggi avrei preferito non scriverlo, perchè è quello con il quale mi congedo da E Polis.
Una scelta non piacevole. Diciamo pure dolorosa, perchè un’esperienza come quella fatta in questo giornale non può essere racchiusa solo nell’espressione ‘lavoro’, ma in un insieme molto più ampio e più composito di sensazioni e sentimenti propri di quelle stagioni di profonda condivisione. Mesi nei quali un giornale locale si è trasformato in un network di 15 testate, tutte molto apprezzate. Più dai lettori che dall’establishment.
E tuttavia da settembre - ossia da quando ho preso la decisione di andarmene dopo aver garantito la transizione post-crisi - non ho mai avuto un ripensamento, nonostante, lo dico senza retorica, in E Polis lascio una parte della mia anima. Sulle ragioni molto si è detto, talvolta si è cercato di speculare. (…) Posso solo dire che non mi considero una persona adatta a tutte le stagioni, nè appartengo alla categoria di coloro i quali, pur di mantenere una poltrona, sono capaci di qualsiasi capriola e compromesso con la propria identità. Con il cambio di proprietà ho considerato esaurita la mia stagione e ne ho tratto le conseguenze. Tutto qui. (…) Alla nuova proprietà, tuttavia, voglio dare atto di essere intervenuta in un momento di grave difficoltà del giornale e di averlo fatto ripartire. Garantendo in tal modo molti posti di lavoro, che sarebbero irrimediabilmente andati perduti. Lo stesso editore, in questi mesi, ci ha lasciato lavorare in piena autonomia anche se - immagino - le nostre idee non sempre collimavano con le sue. Lo ringrazio per questo e anche per aver cercato, con garbo, di dissuadere me e mio fratello Antonio dal nostro proposito di andarcene (…)”.
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FNSI: 5 calabresi nel Consiglio Nazionale, Parisi nella giunta
AGI, 28 dicembre 2007 - Bisogna intensificare l’azione negli enti pubblici per costituire nuovi uffici stampa e regolarizzare posizioni di colleghi per tanti anni costretti a lavorare in stato di precarietà. Altro settore importante, al quale “Stampa Libera e Indipendente” riserva particolare attenzione è quello dei freelance. La libera professione, infatti, nella quasi totalità dei casi, soltanto idealmente finisce per soddisfare il sogno di poter svolgere la professione giornalistica “senza padrini e senza padroni”. Freelance, infatti, con qualche rara eccezione, nell’attuale sistema editoriale è sinonimo di precarietà ed assoluta mancanza di tutele e garanzie per il futuro.
Da sottolineare, infine, la particolare attenzione del movimento alle numerose giornaliste che, con grande entusiasmo, hanno raccolto l’invito a rendersi parte attiva negli istituti di categoria. Uno dei capisaldi di “Stampa Libera e Indipendente” è, infatti, il pieno riconoscimento del valore aggiunto costituito dalle donne, che rappresentano una fondamentale risorsa. In una società che si interroga e dibatte sulle “quote rosa”, il giornalismo deve, infatti, definitivamente abbattere in ogni regione tabù e luoghi comuni che non hanno mai avuto ragione di esistere. (…) Ros/Com
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Consiglio nazionale: questo il testo del nuovo Quadro di indirizzi
ODG, 27 dicembre 2007 - Il Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, nella seduta del 13 dicembre
Le vecchie convenzioni sono state tutte disdette e i corsi in essere si concluderanno alla naturale scadenza senza che ciò precostituisca titolo alcuno per successivi riconoscimenti (…).
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Fine d'anno in cronaca. Si può uscire dal coro?
Carta, testo di Sandro Provvisionato del 21 dicembre 2007 - «La situazione dell’informazione non è buona». (…) Il problema centrale, infatti, è che oggi una sorta di torpore sta lentamente, ma inesorabilmente, aggredendo una categoria ormai votata alla passiva accettazione dell’esistente. Incapace di reagire perfino di fronte ad un fatto concreto e gravido di conseguenze, specie per le generazioni future, come la mancanza di un contratto di lavoro.
E non mi riferisco alle debolezze dell’organizzazione sindacale dei giornalisti. Ma proprio all’assoluta arrendevolezza della mia/nostra/loro professione. (…) Da sempre nutro una convinzione: che è inutile parlare di indipendenza, autonomia e libertà se il primo che sembra poco attratto da queste tre condizioni è proprio il singolo, cioè il giornalista.
Intendiamoci subito sul significato di indipendenza. Un giornalista indipendente non è un giornalista fantasma, molto british, senza idee politiche. È un giornalista dotato di profonda onesta intellettuale che utilizza il suo essere operatore dell’informazione ad esclusivo vantaggio del lettore e/o ascoltatore e/o spettatore.
Allora la domanda è: un giornalista per essere libero deve meritoriamente lavorare in una cooperativa, sotto pagato, con impegno quasi volontaristico? E se vuole essere indipendente in una testata «ricca»? Possibile che la libertà e l’indipendenza nella stampa e nelle televisioni nazionali appartengano ormai solo a quei giornalisti, un po’ rompicoglioni, magari un po’ «senatori», che hanno scelto di non fare carriera e che si sono scavati una nicchia da qualche parte? Ma perché un buon giornalismo deve per forza essere di nicchia? Da quanto tempo da un’inchiesta giornalistica non nasce un’inchiesta giudiziaria? (…)
Il problema dell’indipendenza, a mio modesto avviso, sta tutto in quella cosa che si chiama coro. Lungi da me il voler generalizzare, ma oggi nell’informazione italiana, purtroppo a quasi tutti i livelli, non solo si scrive, si speakera, si monta in coro. Ma in coro si cercano le notizie. Vuoi perché le fonti ormai sono corali, dicono cioè tutte la stessa cosa, vuoi, soprattutto, perché in pochi hanno tentato almeno una volta di uscire dal coro. E così, ovviamente, abbiamo le stesse notizie su tutte le testate e i notiziari televisivi sono notiziari fotocopia.
Indipendenza è allora cercare di cantare fuori dal coro? Capisco che molti giornalisti sono come Don Abbondio e chi non ha il coraggio di certo non può darselo. Capisco anche che per molti quello del giornalismo è solo un impiego come un altro. Capisco anche i «tengo famiglia». Capisco le pressioni ed i condizionamenti che subiscono i giornalisti che si occupano di politica e di economia. Ma ci sono altre cose che non capisco.
Prendiamo un giornalista parlamentare. È proprio obbligatorio registrare la dichiarazione del leader di turno senza tentare mai una domanda che sia una domanda? È proprio obbligatorio seguire solo e soltanto la polemica del giorno?
Prendiamo
Il problema è che questo è un meccanismo informativo che si va consolidando con il passare del tempo. (…) Il problema che alla fine dei conti investe direttamente l’indipendenza del giornalista, la sua capacità di nobilitare la sua professione [o almeno di non infangarla troppo] sta anche in questo: rifiutare
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“VITA DA GIORNALISTI”: presentato il calendario dell’Ordine nazionale
Venerdì 21 dicembre 2007 all’Harry’s Bar di Via Veneto a Roma, il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, Lorenzo Del Boca, ha presentato alle autorità e ai colleghi “VITA DA GIORNALISTI”, calendario 2008 dell’Ordine dei Giornalisti curato da
Il calendario si apre con un editoriale di Del Boca nel quale si legge:
«Il tempo conta anche per i giornalisti. Nel calendario, sono imprigionati i giorni in cui sono rimasti senza contratto. C’è la festa dedicata alla libertà di stampa. E, quotidianamente, si sviluppano avvenimenti che i cronisti registrano scrupolosamente per approfondirli e proporli al loro pubblico. Sembra un mestiere facile, quello di informare. In realtà è reso complicato da una serie di insidie, a cominciare dai troppi interessi che circondano anche le notizie più banali e che tentano di condizionarne
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Internet ‘.it’ compie vent’anni
Consiglio Nazionale delle Ricerche, 20/12/2007 - Fu il Cnr a depositare il primo dominio nazionale e a far nascere la rete italiana, la quarta in Europa. Ed è ancora l’Iit-Cnr a registrare i domini nel nostro Paese, che nel frattempo sono diventati un milione e mezzo, sesti al mondo per diffusione, e crescono di 20 mila al mese.
A due decenni esatti di distanza dalle prime, pionieristiche ricerche sul sistema dei nomi a dominio, l’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Iit-Cnr) – che assolve fin dalle origini al ruolo di Registro Internet .it – festeggia la nascita dell’‘anagrafe’ italiana della rete, raccogliendo le testimonianze dei ricercatori che hanno fatto la ‘storia’ della rete tricolore. Ricordi e aneddoti di personaggi lontani dai riflettori, ma che hanno fatto scoccare nel nostro Paese la scintilla di una delle più grandi rivoluzioni della storia recente, sono raccolti in un numero monografico di ‘Focus.it’, la newsletter edita dall’Iit.
Il primo collegamento alla rete Internet – il 30 aprile del 1986: da Pisa agli Stati Uniti, passando per il satellite – fu frutto del lavoro dei ricercatori dell’allora neonato Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico (Cnuce). Alla stessa struttura, venti mesi dopo, le autorità americane che regolavano (e regolano ancora) la rete, assegnavano la gestione del Registro dei domini .it in virtù delle competenze tecniche e scientifiche maturate dai suoi esponenti, quarti in ordine di tempo in Europa ad adottare l’Internet protocol.
Il servizio di registrazione (tecnicamente: Registro del ccTLD .it) oggi è gestito dall’Iit-Cnr di Pisa, erede del Cnuce. All’epoca non esisteva ancora il World Wide Web, l’Internet per eccellenza, identificato dalla sigla www.
“Nessuno, tra i ricercatori che allora contribuirono a realizzare la prima infrastruttura di rete e ai quali mi onoro di appartenere, avrebbe mai creduto che quello strano modo di far parlare tra loro computer diversi, sparsi in ogni luogo nel mondo, un giorno avrebbe rappresentato uno dei principali mezzi di comunicazione. E non per gli scienziati, ma per la gente comune”, osserva l’ingegner Enrico Gregori, direttore dell’Iit-Cnr e responsabile del Registro del ccTLD .it. “Se oggi in Italia, e nel resto del mondo, parole come blog, email, Web e domini sono entrate a far parte della vita quotidiana lo si deve soprattutto a quella generazione di ricercatori che, negli anni ‘80, ha saputo guardare al futuro, costruendo mattone su mattone il medium più esplosivo dell’era moderna”.
Oggi che Internet è quasi sempre indicato dalla www, i nomi a dominio attivi in Italia sono quasi un milione e 500mila e crescono al ritmo di circa 20mila al mese. Il ‘boom’ è avvenuto tra il 1999 e il 2000, grazie all’esplosione della ‘new-economy’ e alla modifica delle norme del Registro del ccTLD .it, che consentirono la registrazione dei domini anche ai soggetti senza partita Iva (cui però poteva essere assegnato solo un nome) e dando facoltà alle società di registrarne un numero illimitato. Dall’estate 2004, infine, ciascun cittadino maggiorenne appartenente a un Paese dell’Unione Europea può registrare un numero illimitato di domini .it.
Ma la storia dell’Internet ‘.it’ non si ferma. “Il Registro del ccTLD .it si appresta a mettere in cantiere una nuova, piccola rivoluzione”, conclude l’ing. Gregori: “Il sistema di registrazione in tempo reale, ‘sincrono’, che buona parte degli operatori e gli utenti considerano oggi un volano irrinunciabile per la crescita ulteriore della nostra rete”.
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Falleri, la “scienza” dell’addetto stampa
L'opinione delle libertà, testo di Antonio Arabia del 19/12/2007 - Un manuale di riferimento per tutti coloro che si avviano o intendono avviarsi (o lo sono già) alla professione di addetto stampa, il libro di
Una galassia che è sempre più liberalizzata e le cui prestazioni sono sempre più svilite a livello remunerativo, con l’effetto delle sempre più scarse prospettive occupazionali, che in ogni caso dipendono dalla preparazione e dall’aggiornamento. Con l’avvento delle tecnologie, sempre più sofisticate, le redazioni stanno diventando più “smilze”. Per essere sul mercato occorre avere una grande qualificazione professionale, senza la si è automaticamente fuori dal mondo del lavoro giornalistico.
Il volume di Falleri offre spunti preziosi ed è possibile trovare consigli utili per affrontare con decisione l’incarico di addetto stampa, pubblico o privato: proprio per questo è richiesta una profonda e contemporanea conoscenza di comunicazione, giornalismo e relazioni pubbliche. E in pochi come il Presidente del Gus Nazionale hanno seguito e contribuito alla crescita del profilo professionale dell’addetto stampa e sono in grado di delineare la storia, gli appuntamenti e le battaglie che hanno portato questo mestiere al riconoscimento della professione giornalistica. Non è un caso se il Gruppo Giornalisti Uffici Stampa, il Gus, ha fatto molto per l’approvazione della legge 150/2000 e si sta ancora impegnando perché negli uffici stampa siano presenti soltanto giornalisti.
Un forte contributo alla soluzione all’attuale crisi del mercato giornalistico verrebbe infatti dall’impiego dei professionisti negli uffici di comunicazione pubblica e aziendale. Ma ci sono anche problematiche, legate al mancato riconoscimento contrattuale dell’addetto stampa. Alla luce del progetto di riforma della pubblica amministrazione, oggi diventato legge, il libro vuole far chiarezza sulla precarietà di questa figura professionale.
Con uno sguardo attento alle prospettive professionali, legate all’attività dell’Unione Europea, all’apertura dei nuovi mercati e all’utilizzo delle nuove tecnologie, l’autore dà consigli e suggerimenti riguardo i continui aggiornamenti, le specializzazioni e la creazione di una professionalità polivalente. Di notevole importanza sono gli allegati: l’ordinamento della professione giornalistica, la disciplina delle attività di comunicazione nella pubblica amministrazione, i corsi di laurea e le scuole di specializzazione in comunicazione d’impresa e pubbliche relazioni. (…)
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