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Archivio Ottobre 2007

Contro i “tagli” alle inchieste nasce in Usa un gruppo specializzato in giornalismo investigativo

di Simona Petaccia (20/10/2007 - 23:12)

LSDI.it, testo di Richard Perez-Pena (New York Times, traduzione p.r.) del 20/10/2007 -  Mentre continua la battaglia dei giornali contro i tagli al lavoro di inchiesta, un nuovo tipo di giornalismo di prima linea spera di poter colmare il gap. Paul E. Steiger, uno dei principali redattori del Wall Street Journal per 16 anni, e una coppia di imprenditori californiani stanno costituendo un gruppo di giornalisti investigativi che metteranno a disposizione dei media il loro lavoro.

Il gruppo non ha fini di lucro ed è stato chiamato Pro Publica. Sottoporrà le varie ipotesi di inchiesta a quei giornali o settimanali (ma anche ad altri media, eventualmente) a cui quel tipo di servizi dovrebbero interessare di più. Il piano prevede dei progetti a lungo termine per analizzare e scoprire malefatte e retroscena in campo politico, amministrativo ed economico.

Non è stata mai tentata una cosa del genere e quindi Pro Publica partirà come un esperimento, inventando a mano a mano le sue pratiche in maniera empirica. Resta da vedere se riuscirà ad attrarre talenti giornalistici e a vincere la cooperazione dei mainstream media. (…)

 

 

Pro Publica stabilirà la sua redazione a New York City e assumerà 24 giornalisti, fra i maggiori esperti del settore, e una dozzina di altri addetti. Steiger prevede un misto di professionisti (reporter e redattori) con vasta esperienza e di giovanni di talento, in maniera che il gruppo abbia anche una funzione di training per il giornalismo investigativo. (…)

 

 

Pro Publica interpellerà giornali o riviste mentre il singolo progetto di inchiesta è ancora in corso, per valutare il loro interesse e per capire quale livello di approfondimento e di controllo desiderano. In pratica, il gruppo, potrebbe proporre dei materiali più o meno “finiti” alle varie testate. Se Pro Publica e una qualche testata non si mettessero d’accordo su come affrontare un tema o su che cosa possa essere detto a riguardo, il gruppo si rivolgerà ad un altro eventuale giornale, oppure pubblicherà l’inchiesta sul proprio sito web. (…)

 

 

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Responsabilità dei blogger

di Simona Petaccia (20/10/2007 - 23:04)

Blog.debiase.com, 20 ottobre 2007 - Il disegno di legge sull’editoria ha come al solito generato un sacco di reazioni. Uno dei problemi emersi finora riguarda i blogger: devono essere assimilati a editori?

(…)  Il testo dice quali sono le attività che fanno gli editori. Ma non dice che tutti quelli che svolgono quelle attività devono essere considerati editori. Questa è un’ambiguità. Vedremo come sarà sciolta.

(…)  I blog secondo me non dovrebbero essere obbligati a trasformarsi in aziende editoriali, come non dovrebbero esserlo quelli che partecipano a costruire wikipedia. Ma questo non significa che non abbiano obblighi e doveri, oltre che diritti.

Secondo me, le persone che pubblicano online e lasciano che quello che scrivono sia letto da chiunque non dovrebbero essere condiserati necessariamente editori ma non dovrebbero considerarsi totalmente irresponsabili per quello che scrivono. Secondo me, l’idea che una persona scriva online mettendoci la sua faccia è parte integrante della credibilità dei blog: e se lo fa è assurdo che chi lo fa non se ne assuma la responsabilità. Aggiungo (anche se questo è meno certo dal punto di vista giuridico) che dovrebbe sentirsi responsabile anche di ciò che si scrive nei commenti ai suoi post. Perché i commenti sono parte del blog ed è il blogger l’unico a poter eliminare quelli che contengono elementi di illegalità.

Penso che l’influenza dei blog crescerà anche in relazione al senso di responsabilità che i blogger coltiveranno nei confronti di quello che avviene sui loro blog. E che non occorra la legge sull’editoria per sostenere questa ipotesi.

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La verità sui giornali gratuiti

di Simona Petaccia (20/10/2007 - 22:42)

LSDI 20/10/2007 (da Shaping the Future of the Newspapers) - I giornali gratuiti sono una grande forza editoriale, specialmente in Europa, dove vengono pubblicate i due terzi delle 42 milioni di copie stampate ogni giorno. Piet Bakker, uno dei più importanti analisti al mondo in questo settore, ha compiuto un’analisi del fenomeno della free press e del suo impatto sul mercato dei quotidiani (…).

Ecco qualcuna delle sue osservazioni:

- Il numero dei lettori che abbandonano i giornali a pagamento per quelli gratuiti è minimo

- Non è affatto detto che i gratuiti raggiungano il target di lettori che essi sostengono di raggiungere

- «Ogni giornale del genere sostiene qualcosa come  “i nostri lettori sono giovani, benestanti, pieni di relazioni e ricchi”. Ma la metà di tutto questo è falso: sono molto pochi i giornali che hanno un 50% di lettori in quel target» ha detto Bakker. «I loro lettori sono più giovani di quelli dei giornali a pagamento, ma non sono predominanti (…)»

- Nè sono necessariamente affluenti. «Il fatto è che, molto semplicemente, non ci sono al mondo 100 milioni di ventenni che lavorano nelle banche di investimento», ha aggiunto

- (…) Almeno la metà di quelli che leggono la free press sono nuovi lettori, mentre l’altra metà legge sia gli uni che gli altri. (…) «I gratuiti trovano nuovi lettori in gruppi sociali che non leggevano prima: persone che non sono benestanti e hanno poche risorse», ha spiegato.

- I gratuiti si diversificano con sport, qualità e argomenti “leggeri”, ma in alcuni mercati questo modello ha fallito. «Forse perché c’è poca pubblicità in questi settori», ha spiegato. «Gli uomini amano lo sport, ma in molti casi non hanno la possibilità di prendere decisioni finanziarie nelle loro famiglie».

- I giornali gratuiti di solito devono affrontare la concorrenza di altri gratuiti sullo stesso mercato, I costi di partenza stanno aumentando e ci vogliono in genere dai tre ai cinque anni per raggiungere il punto di break-even. D’altra parte, ci sono delle forze di mercato reali che li incoraggiano: il loro bacino di audience sta aumentando, la pubblicità dei giornali piace e viene apprezzata dai consumatori e il giornale gratuito è ora un modello accettato.

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